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Scuola e IA, la relazione e l’umanità che restano

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25.09.2026

Sergio Mattarella continua a parlare ai giovani. Lo fa da tempo, con una continuità che non è casuale e con un linguaggio che raramente indulge alla retorica. Li incontra nelle scuole, nelle università, nelle occasioni pubbliche; li richiama alle responsabilità, ma soprattutto alla fiducia. E torna a farlo ad Amatrice, inaugurando l’anno scolastico nel luogo che, a dieci anni dal terremoto, porta ancora con sé il significato concreto e faticoso della parola ricostruzione. Questa volta il dialogo parte dalla scuola, ma finisce inevitabilmente per riguardare il futuro. E tra le molte cose dette dal Presidente, due considerazioni meritano di essere tenute insieme. La prima guarda avanti e riguarda l’intelligenza artificiale: «Non ci potrà mai essere una macchina, per quanto intelligente, al posto di un insegnante». La seconda sembra invece arrivare da un tempo lontano: il ricordo delle poesie imparate a memoria sui banchi di scuola e che, dopo decenni, continuano ad accompagnarci. In realtà parlano della stessa cosa. L’intelligenza artificiale è ormai entrata nelle nostre vite e sta entrando rapidamente anche nelle aule. Sarebbe inutile, oltre che sbagliato, pensare di fermarla sulla porta della scuola. I ragazzi la utilizzano già, spesso molto più degli adulti. Può spiegare un teorema, tradurre un testo, riassumere un libro, correggere un errore, suggerire un percorso di approfondimento.........

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