Passeggiata dei Nobel tra opportunità e assenze
Ci sono progetti che hanno bisogno di anni per maturare, soprattutto in una città come Como che fatica a condividere scelte e a prendere decisioni. Che la “passeggiata dei Nobel” sia stata approvata nei giorni scorsi dalla giunta comunale è un’ottima notizia: sono passati oltre due lustri da quando Giulio Casati l’ha proposta formalmente e almeno un altro da quando ha cominciato a pensarla e a perorarne la causa, ma il via libera arriva al momento giusto, ovvero nell’imminenza delle celebrazioni voltiane del 2027 e a cento anni esatti dal più importante convegno di premi Nobel che si sia tenuto sul nostro territorio. Si tratta di un’iniziativa che può contribuire a qualificare la città, perché non è un’operazione di facciata, ma, al contrario, rende visibile una componente importante e un po’ nascosta del Dna lariano: la capacità di attrarre da sempre persone di grande ingegno che a Como e sul suo lago non sono venuto per farsi un selfie e via, ma hanno tratto ispirazione per ricerche, opere dell’ingegno e invenzioni che fanno parte del patrimonio culturale dell’umanità.
Forse pochi ricorderanno che nel 1998, quando nacque l’Università dell’Insubria, Casati, pur deluso perché non si era riusciti a creare un ateneo comasco forte e autonomo come quello che aveva sognato e progettato, si attivò subito per dotare la nuova creatura bipolare (logisticamente parlando) di un comitato scientifico composto proprio da premi Nobel. Tra i primi a rispondere, il chimico belga Ilya Prigogine, il fisico........
