Draghi e il pragmatismo, salvezza per l’Europa
C’è una parola che Mario Draghi, ex governatore della Bce e di Bankitalia, ex premier, ripete come un martello, senza enfasi ma con ostinazione: pragmatismo.
Non è una parola di moda, non scalda le piazze, non fa sognare anche se il sogno europeo, a ben vedere, si è rivelato tale a posteriori: Schuman, Adenauer e De Gasperi li chiamavano progetti. Ma oggi, nel cuore stanco dell’Europa, potrebbe essere l’unica ancora di salvezza.
È questo il filo rosso che attraversa i suoi interventi più recenti, da Oviedo al Belgio, dove l’ex presidente della Bce ha parlato con la calma di chi non ha più nulla da chiedere alla politica, ma molto da dire all’Europa. Draghi è un banchiere, non indulge nella retorica. Dice le cose come stanno. E le cose, per l’Unione, non stanno affatto bene. «Quasi ogni principio su cui si fonda è sotto attacco», avverte. Non è un allarme generico: è una diagnosi comprovata dai fatti. L’Europa rischia di essere, contemporaneamente, subordinata, divisa e deindustrializzata, messa in ginocchio dalle superpotenze e emergenti e tradita dall’America........
