Il premier migliore per la palude italiana
Se Margaret Thatcher, gigante della destra europea, fosse ancora viva celebrerebbe il record di longevità del governo Meloni inseguendo i suoi componenti, dalla premier all’ultimo dei sottosegretari, con un bastone in mano.
Questa immagine iperbolica, spassosa ma portatrice di una verità profonda, non vuole per nulla sminuire la portata oggettiva dei 1.413 giorni di durata dell’esecutivo guidato dalla leader di Fratelli d’Italia, perché la durata e la stabilità, soprattutto in un paese fragile, rissoso e innatamente instabile come il nostro, sono un valore, un valore in sé, un valore non discutibile. Così come nessuno, salvo chi volesse essere davvero in malafede, può negare le capacità della premier, che è un politico vero, tosto, duro, furbo, notevolmente efficace nella comunicazione dal palco così come in quella da televisione e da social. E anche questo è un valore in sé, soprattutto se raffrontato alla pletora di nullità, scappati di casa e quaquaraquà che affollano le sedicenti leadership degli altri sedicenti partiti di destra e di sinistra. Senza dimenticarci quelli di centro, per carità.
Il tema, quindi, non è questo, che dovranno così mangiarne di panini Schlein, Conte e Bonelli&Fratoianni per sloggiare da Palazzo Chigi la Meloni che, visto il livello degli statisti di cui sopra, può dormire tra due guanciali per i prossimi vent’anni. Il tema è cosa è la destra in Italia. Cosa dovrebbe essere. Cosa avrebbe potuto essere. E cosa non è. Di certo non è l’avamposto del nuovo........
