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Da Gaza alle sfilate sempre e solo vanità

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27.09.2026

I peccati capitali, come noto, sono sette: gola, accidia, lussuria, avarizia, ira, invidia e superbia. Il più grave è la superbia, la madre di tutti i vizi, perché porta l’individuo a sentirsi al centro del mondo, superiore a tutto, superiore anche a Dio. E’ questo che ha causato la caduta di Lucifero e, poi, il peccato originale di Adamo ed Eva.

Ma questi sono temi biblici, degni di epoche tragiche e corrusche. I nostri tempi, invece, che sono ridicoli, grotteschi e fangosi, sembrano più adatti a una derivazione, sempre gravissima, naturalmente, della superbia, che è la vanità, una manifestazione più superficiale del più imperdonabile dei peccati e che consiste nel desiderio smodato di conquistare la stima, l’approvazione, la considerazione, gli elogi e soprattutto l’esposizione mediatica di tutto il mondo che ci circonda. Ecco, questo peccato è più adatto a noi. Anzi, è proprio perfetto per questa smania affannosa di cercare a ogni costo la lode per le proprie qualità, vere o presunte, la propria onestà, il proprio essere specchiato, incorrotto e fustigatore dei mali della società. Con esiti del tutto farlocchi, oltre che spassosi.

Un esempio recente è quello di Sigfrido Ranucci, rovinato da un egocentrismo vittimista e complottista, che da settimane sta offrendo uno spettacolo degno di una commedia di costume. Un tale cumulo di vanità da trasformare un moralista con il ditino alzato in un personaggio da avanspettacolo, che ne abbiamo così visti in carriera di Savonarola del tavolo del biliardo che pensano........

© La Provincia di Como