Chi sa stare al mondo e chi conta meno di zero
In un film intelligente e spiritoso di una ventina di anni fa, “Caterina va in città” di Paolo Virzì, c’è una scena profetica che racconta cosa sarebbe diventata o, per essere più maliziosi, cosa è sempre stata l’Italia del potere.
La protagonista è la figlia di un insegnante e di una casalinga che frequenta una delle scuole medie più prestigiose di Roma e dove diventa amica prima di una cosiddetta “ragazza di destra”, modaiola e superficiale, figlia di un rampante parlamentare ex missino e poi di una cosiddetta “ragazza di sinistra”, snob e terzomondista, figlia di un noto intellettuale da terrazza. Come spesso accade a quell’età, l’amicizia si infrange tra gelosie e ripicche fino a degenerare in una rissa che obbliga il preside a convocare i tre genitori a scuola.
E all’uscita dal colloquio il padre di Caterina, persona di modestissime condizioni economiche, vede il noto esponente della destra e il noto intellettuale della sinistra, che dovrebbero odiarsi e combattersi, coinvolti in un minuetto di sorrisi e complimenti reciproci e ammicchi e salamelecchi e soprattutto di complicità di casta mentre a lui nessuno dedica nemmeno un minuto di attenzione. E’ in quel momento che capisce che i due, per quanto recitassero in televisione e sui giornali, non erano affatto diversi e opposti, ma fatti invece della stessa identica pasta. Perché la vera Italia non era quella venduta a lui e a quelli come lui dagli imbonitori del popolo bue e cioè un paese diviso verticalmente tra........
