Entrare in guerra è facile, uscirne no
Sin dall’antichità storici come Sallustio e Tito Livio ci hanno ricordato che è facile entrare in una guerra, ma ben più difficile uscirne. Ed è proprio ciò che sta succedendo a più di 40 giorni dall’inizio del conflitto in Iran scatenato da Israele e Stati Uniti. Il primo tentativo di dialogo a Islamabad è andato a vuoto probabilmente per l’errata percezione americana circa l’atteggiamento iraniano verso il negoziato. Teheran sente di aver vinto la guerra sopravvivendo ai bombardamenti, provocando danni gravissimi alle infrastrutture dei Paesi del Golfo ed esercitando di fatto il controllo sul passaggio delle navi dallo Stretto di Hormuz. Trump, invece, è sotto pressione interna e internazionale: una recessione mondiale sempre più alle porte segnerebbe la sua presidenza. Quindi vuole chiudere un conflitto disastroso per le proprie prospettive politiche e per l’economia americana, puntando su due obiettivi centrali: riapertura dello Stretto di Hormuz e impegno iraniano a non dotarsi di armi nucleari. Netanyahu, invece, prima di far tacere le armi, intende dare una «lezione definitiva» a Hezbollah anche a costo di destabilizzare completamente il Libano e provocare migliaia di vittime innocenti. I tavoli negoziali di fatto sono due: quello tra........
