Imprenditoria femminile. La sfida di Confcommercio
Secondo Confcommercio è fondamentale investire nei processi informatici
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La differenza di genere dal punto di vista imprenditoriale si percepisce. Il 64% delle imprese femminili a Firenze sono individuali, dunque piccole realtà che necessitano di diventare più competitive: parliamo di aziende individuali al femminile quindi questo fa già capire quali possono essere le difficoltà. C’è però una strada, un cambiamento in corso ma le rivoluzioni culturali non si fanno in un giorno.
Valentina Ermini, presidente fiorentina del gruppo terziario donna Firenze-Arezzo di Confcommercio fa il bilancio delle donne imprenditrici in questo 8 marzo. Ha parlato del bisogno di esser più competitivi. Come?
"Cerchiamo di dare supporto concreto all’imprenditoria femminile. Abbiamo strumenti reali che possono servire. Penso ai corsi a livello informatico, alla formazione finanziaria, all’IA, alla leadership al femminile".
C’è così tanta richiesta?
"Sì e la partecipazione è alta. Si è capito che per essere competitivi si devono usare anche questi strumenti, dall’informatica alla leadership".
Nota differenze di mansioni tra uomo e donna?
"A livello di impegno imprenditoriale no, perché ogni imprenditore è ovviamente il responsabile della propria azienda. La responsabilità, il rischio e la capacità decisionale non hanno genere. Ma se osserviamo la struttura del sistema produttivo, qualche differenza emerge. Il fatto che la maggior parte delle imprese a guida femminile siano piccole ditte individuali o microimprese - il 64% come abbiamo detto - non è casuale. E spesso non è nemmeno una scelta libera fino in fondo. La verità è che la leadership nelle grandi aziende, o nei ruoli apicali delle organizzazioni più strutturate, per molte donne non è una strada semplicemente ‘non percorsa’: è una strada che spesso non è realmente accessibile".
E gli stipendi sono diversi.
"Sì. Se le donne sono meno presenti nei ruoli apicali, nelle grandi aziende e nei settori a più alta redditività, si riflette anche sui livelli retributivi. Il divario salariale non dipende solo da una differenza a parità di ruolo, ma soprattutto dal diverso accesso alle posizioni meglio pagate e alle opportunità di carriera".
Firenze è più avanti o indietro rispetto alla Toscana?
"A Firenze c’è voglia di continuare e portare a termine questo percorso che è ancora in itinere. Come dicevo prima, serve tempo: se vuoi cambiare le cose devi procedere per step".
Il percorso è tracciato ma c’è ancora strada da fare.
"Si, ma siamo pronti. Se investiamo sempre di più sui processi informatici, sulla personalità, sulla capacità di guidare le aziende potremo toglierci sempre più soddisfazioni".
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