Morì nel campo di sterminio, il risarcimento ottant’anni dopo: al figlio vanno 340mila euro
Giorno della Memoria: il campo di concentramento di Auschwitz (Foto Marco Mori/New Press Photo)
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Firenze, 19 aprile 2026 – Aveva nove mesi quando suo padre sparì nella guerra. Non abbastanza per ricordarne il volto, abbastanza per portarsi dietro quell’assenza per tutta la vita. Ottant’anni dopo, quella storia è tornata in un’aula di tribunale, dentro una sentenza che non riguarda solo il passato, ma il modo in cui questo continua a produrre conseguenze.
Il Tribunale ha riconosciuto un risarcimento di 340mila euro a un uomo, oggi anziano, per la morte del padre, deportato e ucciso dai nazisti tra il 1944 e il 1945. La vicenda si colloca nella Firenze occupata dopo l’11 settembre 1943, quando la città è sotto controllo tedesco e la repressione si intensifica. L’uomo era fiorentino, antifascista, e partecipava in modo clandestino alla resistenza cittadina. Un profilo che lo rendeva già esposto. Dopo l’arresto nel giugno 1944, viene incarcerato a Firenze, poi trasferito a Bologna e infine deportato nel lager, passando per Dachau e per altri campi satellite dove il lavoro forzato e le condizioni di vita cancellano progressivamente ogni possibilità di sopravvivenza. Fino all’ultima tappa: l’uccisione nel 1945 durante la ritirata delle forze tedesche. Non era in grado di reggere la marcia di fuga, debilitato dalla detenzione, dalla fame e dalla fatica, e così i nazisti decisero di fucilarlo.
La ricostruzione grazie ai documenti
La vicenda viene ricostruita sulla base della documentazione prodotta in giudizio, tra registri dei campi, certificati di morte e archivi storici. Non una narrazione, ma una sequenza di atti che diventano prova giuridica di una storia già nota alla memoria collettiva, ma qui rielaborata in termini di responsabilità civile. Il punto centrale della decisione è il riconoscimento del danno da perdita del rapporto parentale. Non si tratta di un danno materiale, ma della rottura definitiva di un legame familiare mai vissuto davvero. Il risarcimento viene oggi quantificato dal giudice Massimo Maione Mannamo, in circa 340mila euro, secondo i criteri tabellari utilizzati dai tribunali italiani, che pesano età, condizioni del fatto e intensità del vincolo.
Il fondo istituito dallo Stato italiano
Ma il dato che sposta la notizia fuori dal perimetro strettamente giudiziario è un altro: la somma non sarà pagata dalla Germania. A intervenire sarà un fondo istituito dallo Stato italiano, creato proprio per chiudere economicamente una lunga serie di contenziosi legati ai crimini nazisti sul territorio italiano. Una soluzione amministrativa che trasforma una responsabilità storica in una voce di bilancio contemporanea. Con lo sfondo di una vita spezzata dalla guerra e di un figlio che quel padre ucciso dai nazisti non ha mai potuto incontrarlo.
Una sentenza che non riapre la storia, ma la rimette in circolo nel presente, sotto forma di atti, cifre e responsabilità ancora attive.
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