Fioriture sempre più anticipate in Toscana: ecco gli alberi già nel loro pieno splendore
La fioritura anticipata è ormai una normalità
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«Le fioriture in Toscana? Ormai sono sempre più anticipate. Non dobbiamo più meravigliarci: questa è diventata la nuova normalità».
A dirlo è Francesco Ferrini, professore ordinario di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università di Firenze, che osserva come negli ultimi anni il calendario naturale delle piante si sia progressivamente spostato in avanti, soprattutto a causa degli inverni sempre più miti e del cambiamento climatico.
Professore, come stanno andando le fioriture in Toscana e quanto è cambiato il calendario della natura?
«Rispetto alla media degli ultimi trent’anni molte specie stanno fiorendo in anticipo. Peschi e albicocchi, ad esempio, sono già fioriti e i mandorli stanno addirittura iniziando a sfiorire. Se apriamo libri di agronomia degli anni Ottanta troviamo date di fioritura spostate in avanti anche di quindici o venti giorni rispetto a oggi. Anche quest’anno le giornate di freddo vero sono state pochissime: due o tre. E febbraio è stato particolarmente caldo. Ormai il clima di Firenze ricorda quello che fino a qualche anno fa era tipico di regioni più meridionali, come la Campania. Nelle zone con clima molto mite, primavere più calde fanno partire prima la ripresa vegetativa. Ma se in inverno non fa abbastanza freddo, alcune specie o varietà possono invece fermarsi o persino ritardare: è la cosiddetta "carenza di freddo" che prolunga la dormienza e ritarda o riduce la fioritura».
Quali specie stanno già fiorendo e quali rischi comporta questa situazione?
«Albicocchi, susini e mandorli sono già in piena fioritura; i peschi nelle zone vicine al mare sono già molto avanti, mentre nell’area fiorentina stanno iniziando proprio in questi giorni. Meli e peri, invece, fioriscono un po’ più tardi. Il problema principale della fioritura anticipata è rappresentato dal rischio delle gelate tardive: ad esempio, un eventuale ritorno del freddo a fine marzo provoca molti più danni rispetto al passato, proprio perché avviene nel momento di piena fioritura. Se nelle prossime settimane arrivasse una gelata in zone frutticole come la Val di Chiana, i danni potrebbero essere pesanti. Speriamo che non accada».
Questi cambiamenti si vedono anche nelle piante ornamentali?
«Sì, un caso evidente è quello della mimosa. Oggi si raccoglie circa un mese prima rispetto al passato. Per assurdo, la Festa della Donna andrebbe festeggiata l’8 di febbraio… A Firenze, in viale Corsica, c’è una mimosa che fiorisce regolarmente già a gennaio. Non solo. Adesso le mimose si trovano anche in montagna. Una cosa impensabile in passato..».
Come si stanno adattando agricoltori e ambiente a questi cambiamenti?
«Molte aziende agricole hanno introdotto sistemi antigelo e stanno cercando di utilizzare varietà che abbiano un fabbisogno di freddo più elevato. Le piante infatti accumulano prima le ore di freddo e poi quelle di caldo che fanno ‘scattare’ la fioritura. Tuttavia il cambiamento climatico è molto rapido e spesso non lascia il tempo di adattarsi. Inoltre, gli sfasamenti nelle fioriture possono creare squilibri anche per gli insetti impollinatori: il rapporto tra piante e insetti è delicato e quando i tempi non coincidono più le conseguenze possono riguardare l’intero ecosistema».
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