Psicologismo dilagante anche nella Giustizia
È notizia di lunedì scorso che Martina Patti, già condannata in primo grado a trent’anni di reclusione per aver ucciso in modo truculento la propria figlia dodicenne Elena Del Pozzo, occultandone il cadavere, è stata ammessa dalla Corte d’Assise di Catania alla procedura della giustizia ripartiva, prevista da un recente decreto.
La cosa già dispiace in sé, visto che – come ho scritto altrove in modo esauriente – tale procedura non è che una forma di populismo giudiziario che blandisce le tendenze presenti in ogni popolazione, soprattutto di matrice cattolica, al ritrovamento di un accordo e di una qualche forma di compromesso, a scapito delle esigente della giustizia. Non solo. La procedura prevista accosta indebitamente e pericolosamente la persona indagata o imputata alla vittima del reato, mettendole in dialogo, ma facendo scivolare il processo penale dalla dimensione pubblica, in cui esso nasce e deve permanere, verso quella privata: il processo penale, per dir così, si privatizza, come hanno notato eminenti giuristi.
Il pericolo sta nel fatto che l’indagato o l’imputato........
