La scuola oggi, la fabbrica del conformismo
Dietro l’istruzione obbligatoria si cela un sistema che uniforma le menti, limita le differenze e sottrae alle famiglie la responsabilità educativa: il saggio di Rothbard ne svela le radici e le conseguenze più profonde.
È stato da poco pubblicato in Italia, nella collana “Altrove” di Liberilibri (Macerata), I danni della scuola di Stato di Murray N. Rothbard, che ripropone il suo Education: Free and Compulsory: un libro che non si limita a criticare la scuola pubblica, ma ne mette sotto accusa le fondamenta, smontandone i presupposti morali, politici ed economici. Chiariamolo subito: non è un testo “contro la scuola” in senso superficiale, ma un atto d’accusa contro la pretesa del potere pubblico di appropriarsi dell’educazione, trasformandola in uno strumento di conformismo e controllo.
Il punto di partenza è tanto semplice quanto dirompente: l’educazione è un processo naturale, continuo, che appartiene all’individuo e non allo Stato. L’autore lo chiarisce con nettezza quando scrive che “l’intero processo di crescita, di sviluppo di tutti gli aspetti della personalità di un uomo, è la sua educazione”. La scuola, dunque, non coincide con l’educazione: ne rappresenta solo una parte, e neppure la più determinante. Questa distinzione, spesso ignorata nel dibattito pubblico, è il primo colpo inferto all’idea dominante secondo cui senza istruzione statale non vi sarebbe formazione.
Da qui si sviluppa la critica più penetrante: l’uniformità imposta. Per Rothbard, la diversità individuale è la vera ricchezza di una società, e ogni sistema educativo che la comprime è, per definizione, regressivo. “Ogni persona è unica nei suoi gusti, interessi, abilità e attività scelte”, scrive infatti, e proprio per questo, aggiunge poi, “il miglior tipo di istruzione formale è quella adatta alla propria individualità”. La scuola di Stato, invece,........
