Aerolíneas Argentinas, quando lo Stato chiude il rubinetto
La compagnia rinnoverà venti aerei con risorse proprie. Non è la rivincita dell’impresa pubblica, ma la prova che persino un carrozzone pubblico cambia quando viene sottoposto alle regole del mercato.
Per decenni, in Argentina, Aerolíneas Argentinas è stata presentata come una bandiera nazionale da difendere a qualunque prezzo. E quel prezzo, naturalmente, lo pagavano altri: contribuenti che magari non avevano mai preso un aereo, famiglie costrette a finanziare rotte in perdita, apparati sovradimensionati e privilegi trasformati in missione pubblica.
Ora, sotto il governo di Javier Milei, la compagnia aerea controllata dallo Stato sudamericano annuncia il più vasto rinnovo della flotta dell’ultimo decennio: venti nuovi aeromobili tra il 2027 e il 2031, finanziati senza trasferimenti del Tesoro. Il piano comprende sei Airbus A330neo, otto Boeing 737 MAX 10 e sei Boeing 737 MAX 8 e consentirà di rinnovare il 25 per cento della flotta complessiva e il 60 per cento degli aerei destinati alle rotte a lungo raggio.
È una svolta che va molto oltre il settore aeronautico. Aerolíneas Argentinas è stata per anni uno dei simboli più evidenti del modello statalista argentino: perdite coperte dal bilancio pubblico, occupazione utilizzata come strumento politico e inefficienze protette in nome della sovranità nazionale. Oggi la stessa società programma investimenti con risorse proprie dopo avere ridotto costi, personale e collegamenti deficitari.
La notizia demolisce uno dei dogmi più resistenti dello statalismo: l’idea........
