Fisco, svolta garantista e continuità dei diritti
Per anni il sistema fiscale italiano ha sofferto di un paradosso difficilmente conciliabile con i principi di uno Stato di diritto moderno: il contribuente restava intrappolato nel passato. Anche quando il legislatore interveniva per ridurre le sanzioni, riconoscendo implicitamente un eccesso punitivo, tali benefici non venivano estesi alle violazioni pregresse. Una rigidità che tradiva tanto la logica economica quanto quella giuridica. Oggi, però, qualcosa si muove.
La sentenza n. 2288 del 2026 della Corte di Giustizia Tributaria di Roma segna un passaggio cruciale. I giudici hanno affermato un principio tanto semplice quanto rivoluzionario per il nostro ordinamento fiscale: se lo Stato decide che una sanzione è eccessiva e la riduce, quella riduzione deve valere per tutti, anche per chi ha commesso l’errore prima della riforma. Non è solo una questione tecnica, ma di civiltà giuridica.
Il caso concreto nasce dalla riforma del 2024, che aveva ridotto le sanzioni per infedele dichiarazione dal 90 per cento al 70 per cento, introducendo però una clausola che escludeva l’applicazione retroattiva. Una scelta chiaramente orientata a salvaguardare il gettito, ma che si è scontrata con il diritto europeo. Il giudice tributario ha infatti........
