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La riforma della giustizia come battaglia per la libertà

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06.02.2026

“Chi controlla la polizia? La controlla la magistratura. E chi controlla la magistratura? Non esiste un potere senza un controllo”. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, al termine del Consiglio dei ministri di ieri che introduceva nuove norme sulla sicurezza degli italiani è chiaro e nelle sue parole c’è molto più di una spiegazione tecnica di una riforma costituzionale. C’è una visione politica precisa dello Stato liberale e un nodo irrisolto della democrazia italiana: il problema del potere che si autolegittima e si autocontrolla.

Da più di trent’anni la magistratura italiana vive dentro un paradosso. È giustamente indipendente dal potere politico, ma di fatto è sempre più dipendente da se stessa, dalle sue correnti organizzate, dai suoi equilibri interni. Il Consiglio superiore della magistratura, nato per garantire autonomia e terzietà, si è progressivamente trasformato – lo hanno dimostrato scandali e intercettazioni – in un luogo di contrattazione, di appartenenza, di carriere costruite non sul merito ma sulla fedeltà. Una “giustizia domestica”, per usare l’espressione di Nordio, che finisce per minare la fiducia dei........

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