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La social Z-Generation: a me lo Stato!

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19.06.2026

La Storia ripete sé stessa come farsa, tornando al 1968. Allora, fu davvero imperdonabile che i capi riconosciuti del Movimento volessero piegare l’Occidente al socialismo reale sovietico, nell’ambito del collettivismo malato della dittatura del proletariato. Provenendo proprio loro, tra l’altro, dalle classi agiate borghesi che non avevano mai visto né lavorato in una catena di montaggio, sporcandosi le mani con l’olio da ingranaggi, esattamente come accade oggi con i ProPal e pro-Hamas che frequentano i campus americani più esclusivi, e non sono mai marciti da innocenti in una delle prigioni sotterranee di Gaza. Anche se va detto che i giovani protagonisti ideologici del 1968 erano assidui frequentatori di biblioteche e conoscitori delle opere di Marx-Lenin, al contrario dei nativi digitali di oggi, che vorrebbero tornare allo stesso punto di partenza di allora senza rendersi conto che il “Soggetto” (storico collettivo) ha subito una impressionante mutazione politico-genetica, convertendosi in una sorta di distopico Io-tutto, nemico escatologico del collettivismo. Infatti: mettere a fattor comune i mezzi di produzione di massa vuol dire, poi, lavorare dentro le fabbriche come operai! Questo rifugiarsi delle giovani generazioni occidentali nell’universo solipsistico dell’Io-tutto rappresenta un fatto letteralmente eversivo per la riproduzione della specie, e per il funzionamento delle società occidentali, condannate a un inesorabile invecchiamento, a causa dell’inarrestabile inverno demografico. Chi è il protagonista di questo rovesciamento della prospettiva liberaldemocratica? Risposta: la così detta Gen-Z dei nati tra il 1997 e il 2012, quindi appartenenti oggi alla fascia di età che va dai 14 ai 29 anni: elettori entusiasti, tanto per capirci, del sindaco newyorkese Zohran Kwame Mamdani (nella foto), riconoscendosi pienamente nel........

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