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L’Impero sciita: meglio la guerra

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Dunque, dando un’occhiata al vocabolario, le grandi potenze mondiali si dividono classicamente in talassocrazie e tellurocrazie (vale anche un mix delle due), dove le prime hanno una forte proiezione sui mari a fini commerciali, mentre le altre sono ossessionate dalla conquista di sempre più territori per ragioni di sicurezza e sentimento di potenza. Ecco, ma in tutto questo come si definisce il nuovo imperialismo religioso che caratterizza lo sciismo iraniano, che vuole conquistare tutto il mondo per far trionfare su di esso il regno di Allah? Una sua caratteristica fondamentale è estendere indefinitamente lo stato di belligeranza, che può essere di tipo “aperto” come l’attuale conflitto con gli Usa, o condotto indirettamente su una vasta aerea geografica attraverso proxy super armati e gruppi organizzati del terrore. Allora, che c’è di meglio a tal fine di un MoU (Memorandum of Understanding) che più vago non si può, fatto quasi apposta per essere male interpretato, visto che il suo scopo era quello di mantenere gli equilibri di potere all’atto della sua firma? Assetto quest’ultimo che Washington era determinato ad alterare a suo favore, mentre Teheran voleva assolutamente che fosse rispettato. Per capire, sarà meglio esaminare il quadro complessivo, al momento in cui Stati Uniti (e Israele) decidono di attaccare l’Iran il 28 febbraio scorso, quasi un parallelo con la guerra scatenata da Vladimir Putin quattro prima, il 22 febbraio 2022. Lo scopo dell’iniziativa era duplice: impedire lo sviluppo del nucleare iraniano, e rovesciare il regime decapitandone i vertici, come Donald Trump aveva promesso di fare a quella parte maggioritaria di iraniani, che piangeva le circa quarantamila vittime dell’8 e del 9........

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