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Hormuz per tutti: la Cina in campo

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17.04.2026

Canali aperti? Tutti, tranne Hormuz, anche se dopo mezzo secolo gli ultra nemici americani e iraniani hanno varcato per la prima volta la soglia comune del dialogo, per graziosa intercessione di uno Stato “sunnita” e nuclearizzato, il Pakistan, che non fa per nulla paura al suo arcinemico storico indiano (induista), che di missili nucleari balistici ne ha dieci volte più di lui. Il che, per inciso, dimostra un teorema che tutti vogliono scongiurare: se l’Iran (sciita) dovesse avere presto la sua agognata atomica, in meno che non si dica i ricchissimi Stati (sunniti) petroliferi del Golfo passerebbero da potenze convenzionali a nucleari, con l’aiuto interessato di Israele, che ha da più di mezzo secolo un suo arsenale nascosto di centinaia di ordigni atomici. Per di più, un fatto accessorio all’attuale guerra Iran-Usa si sta dimostrando di grandissimo interesse: l’entrata in guerra “virtuale” dell’Ucraina accanto a emirati e monarchie del Golfo, grazie alla fornitura di tecnologie avanzate di droni-antidroni, frutto della sua imponente e modernissima industria degli armamenti home-made. Del resto, non è forse vero che “l’amico (Iran) del mio nemico (Russia) è mio nemico”? Così, un altro teorema si è auto-dimostrato: la difesa armata dell’imbelle Europa passa per l’Ucraina a Est e per la Turchia sul fronte mediorientale, dato che entrambi possiedono i più forti eserciti continentali (che vogliono e sanno usare) e hanno esperienze dirette del campo di battaglia: il fronte russo, per Kiev; quello libico e siriano per Ankara.

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