Anonimo russo: capire il putinismo
Chi sarà mai l’Anonimo russo che parla all’orecchio di The Economist per rivelare dall’interno la realtà odierna del puntinismo? Poco importa la sua identità, dato che comunque le sue rivelazioni di “insider trading” non ne faranno di certo un novello Rosemberg, come la coppia di spie sovietiche condannate a morte e giustiziate nel 1953, per aver rivelato all’Urss i segreti sulla bomba atomica. Ma stiamo ad ascoltare ciò che ci dice la nostra gola profonda, a proposito del fatto che il regime putiniano ha condotto la Russia in un vicolo cieco, e cerchiamo di capire con lui come sarà nel prossimo futuro il suo Paese. Si parte con la differenza sostanziale (in inglese) tra l’”his” (di lui; quindi, separativo) e il precedente condiviso di “we” e “ours” (che significa, rispettivamente, “noi” e “nostro” in italiano), in cui la prima si usa quando “noi” (we) compie l’azione, essendo il protagonista della frase in cui solitamente precede il verbo, come nel caso “andiamo al cinema”. Invece, per inciso, “us” (tradotto sempre con “noi” in italiano) si utilizza quando “noi” riceve l’azione o segue una preposizione, del tipo “puoi vederci?”. Ora, di recente, i dignitari del regime, anziché parlare come avveniva sino a poco tempo fa utilizzando i pronomi “we” e “ours” per la condivisione delle scelte di continuare una guerra logorante come quella in Ucraina, oggi molto più prudentemente le stesse persone utilizzano il termine “his” (“suo”, in italiano), sottintendendo che la guerra è solo un fatto suo, cioè di Vladimir Putin, e quindi non fa parte di un “nostro” progetto, né della “nostra” agenda, né tantomeno è la “nostra” guerra. E le decisioni del Capo supremo vengono definite........
