Malato Immaginario, come morire da sani
Domanda: si può morire pur essendo perfettamente sani? No, certo: a meno di un incidente, o un omicidio più o meno volontario, premeditato (senz’altro da una moglie che ti odia, se sei ricco e catarroso) o accidentale, magari per mano, pardon, per clistere, dei Dottori Purgoni di turno. I quali, nel caso di specie, se lasciati fare, arriveranno alla fine a lacerare le viscere del povero Argante, il nostro “Malato Immaginario” di Molière, la cui ennesima versione in chiave moderna è firmata da Andrea Chiodi.
Lo spettacolo, che ha terminato il 31 gennaio le repliche alla Sala Umberto, sarà prossimamente in tournée a Reggio Emilia e a Ferrara. Attori protagonisti, all’interno di un cast particolarmente armonico e ben preparato, sono Tindaro Granata (un esuberante Argante) e Lucia Lavia, nella parte di un’effervescente, ipercinetica e coinvolgente servetta Tonina. Interessante, in particolare, sono le scene di Guido Buganza, che offrono la chiave interpretativa di una finta mattanza, per mano di una casta di medici tanto arroganti quanto ignoranti, che approfittano di un ricco ipocondriaco per prosciugarlo dei suoi averi. Quindi, sistemato un pianoforte in fondo alla parete di sinistra, con la comune (uscita di scena) su entrambi i lati, ecco troneggiare sul fondo della parete frontale una vasca marattiana di un bianco accecante, con l’inevitabile........
