Il retroterra filosofico di Margaret Thatcher
La filosofia di Margaret Thatcher può essere riassunta con il termine “thatcherismo”. Ma la stessa Thatcher usò con molta parsimonia – persino con una certa dose di scetticismo – il neologismo che recava il suo nome. Nigel Lawson, il suo Cancelliere dello Scacchiere dal 1983 al 1989, lo avrebbe descritto come “una tendenza politica che coniuga l’enfasi per il libero mercato al vigoroso sentimento patriottico”. Eppure, in un comizio tenuto nella località di Solihull durante la campagna elettorale del 1987, Thatcher avrebbe commentato i traguardi economici raggiunti dal suo governo affermando: “This is what I call Thatcherism”.
Due anni dopo la fine della sua permanenza a 10, Downing Street, in un celebre discorso che pronunciò a Seoul dal titolo “Principles of Thatcherism”, Thatcher dichiarò di non aver inventato il thatcherismo, ma di averlo “scoperto” insieme ai suoi colleghi. Inoltre, evidenziò come i valori, le idee e le convinzioni teoriche che mise in pratica negli undici anni e mezzo del suo mandato da Primo Ministro del Regno Unito affondassero le loro radici “nell’esperienza del passato e negli eventi della sua vita”. Per questo motivo, non si può comprendere il pensiero di Margaret Thatcher senza esordire dalla sua biografia. La Iron Lady nacque in una famiglia piccolo-borghese di Grantham, nel Lincolnshire: crebbe in una casa in cui la politica si respirava quotidianamente attraverso le letture dei giornali, le discussioni e una disciplina ferrea.
L’educazione al metodismo influenzò in maniera profonda l’infanzia di Margaret Thatcher, plasmando il suo universo etico. In un’intervista del 1978, Thatcher disse che negare la responsabilità personale significa negare la base religiosa della vita, e aggiunse che i valori non derivano mai dal monopolista supremo della violenza, lo Stato. In altre occasioni, collegò il metodismo alla parabola dei talenti. Il movimento religioso fondato da John Wesley nella seconda metà del Settecento esaltava il dovere di coltivare i propri talenti e, una volta raggiunto il successo, di destinare liberamente al bene del prossimo le risorse economiche che si erano accumulate – al di fuori di ogni mediazione coercitiva imposta dal governo, senza la redistribuzione forzosa dei redditi.
Si può dunque sostenere che la vita di Margaret Thatcher sia stata attraversata da una tensione dialettica tra l’idea della libertà individuale, debitrice della filosofia lockeiana e dell’Illuminismo scozzese, e la morale religiosa propria del metodismo e della Chiesa Anglicana. È un aspetto che il professor Cosimo Magazzino ha colto bene nel suo libro La politica economica di Margaret Thatcher, richiamandolo in riferimento ad alcuni leader emblematici del liberal-conservatorismo di vent’anni fa, tra cui George W. Bush oltreoceano e Nicolas Sarkozy in Francia.
Thatcher credeva che la persona fosse libera perché responsabile e capace di scegliere; da ciò discende che la morale preceda la politica e che lo Stato non possa sostituirsi alla coscienza soggettiva del singolo. Quando, nel 1949, Margaret Thatcher fu candidata al Parlamento nel collegio uninominale di Dartford, suo padre Alfred Roberts, da sempre vicino al Partito Liberale, scelse di votare per i Tories, ritenendo che essi “rappresentassero ciò che un tempo erano i liberali”. Nelle sue memorie Thatcher osservò che il padre, come molti altri piccoli imprenditori dell’Inghilterra settentrionale, era stato allontanato “dall’accettazione dei dogmi del collettivismo” da parte dei........
