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Europa in caduta libera

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05.10.2026

Il 14 febbraio 2026, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha pronunciato un discorso dai toni elogiativi sull’Europa e sulla sua eredità storica alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Rubio ha tuttavia osservato che l’Europa sta attraversando una fase di indebolimento. “Non vogliamo che i nostri alleati siano deboli”, ha dichiarato.

Le sue parole sono state inizialmente accolte con favore dai leader politici e dai giornalisti europei presenti in sala, ma l’entusiasmo è durato poco. Diversi giornalisti hanno ben presto rilevato che, sebbene Rubio avesse mostrato verso l’Europa un atteggiamento più conciliante rispetto a quello del vicepresidente statunitense J.D. Vance l’anno precedente, il suo intervento sembrava comunque “arrogante” nel dare per scontato che l’Europa avesse bisogno di consigli su come diventare più forte.

Alcuni hanno osservato che la Strategia di Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Trump, pubblicata nel novembre 2025, aveva messo in guardia l’Europa dal “rischio di cancellazione della propria civiltà”, un’affermazione che qualcuno aveva definito un vero e proprio “insulto” nei confronti dell’Europa.

Anche i leader politici europei si sono affrettati a respingere le parole di Rubio. Kaja Kallas, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, nel suo intervento a Monaco, ha dichiarato: “Contrariamente a quanto alcuni potrebbero dire l’Europa non è davanti alla cancellazione della sua civiltà”. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha sottolineato a sua volta che i “valori europei” non erano quelli propugnati dall’amministrazione Trump.

Purtroppo, queste reazioni non cambiano il dato più inquietante: la cancellazione dell’Europa come civiltà è già in corso. L’Europa è avviata verso un rapido e diffuso declino, potenzialmente irreversibile, e il tempo a disposizione è ormai pochissimo. Senza interventi drastici capaci di invertire tendenze profondamente radicate, la civiltà europea, già solo sul piano demografico, potrebbe presto appartenere al passato.

Sul piano economico, l’Europa versa in condizioni drammatiche. Secondo il Fondo monetario internazionale, nel 1980, i nove Stati membri della Comunità economica europea (l’attuale Unione Europea ora conta 27 Stati membri) rappresentavano circa il 27 per cento del Pil mondiale. Alla fine del 2025, la quota riconducibile agli stessi nove Paesi, cui si aggiunge l’ex Germania Est, era crollata al 15,5 per cento del Pil globale. Alcuni economisti europei attribuiscono questo divario alla rapida crescita della Cina e delle economie dell’Asia orientale. Ma il confronto con gli Stati Uniti mette in discussione questa spiegazione: nel 1980, gli Usa rappresentavano il 25,3 per cento del Pil mondiale, una quota inferiore a quella europea. Alla fine del 2025, invece, la loro quota aveva raggiunto circa il 26 per cento, risultando leggermente superiore a quella del 1980.

Da quasi cinquant’anni, l’Unione europea registra tassi di crescita economica e di produttività inferiori a quelli degli Stati Uniti. Le statistiche mostrano inoltre che, nella quasi totalità dei Paesi membri dell’Ue, il gettito fiscale complessivo delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil è aumentato, una tendenza che non si è registrata negli Usa. Oggi, in media, le entrate fiscali delle amministrazioni pubbliche rappresentano più del 40 per cento del Pil complessivo dell’Unione europea. La percentuale è più bassa in alcuni Paesi, come l’Irlanda (22,4 per cento), ma più alta in diversi altri: Danimarca (45,8 per cento), Francia (45,3 per cento), Belgio (45,1 per cento) e Italia (42,6 per cento). Negli Stati Uniti, il gettito fiscale complessivo delle amministrazioni pubbliche (imposte federali, statali e locali, oltre ai contributi previdenziali) rappresentava nel 1980 il 25,6 per cento del Pil. Oggi è ancora al 25,6 per cento. In media, le popolazioni dei Paesi dell’Unione europea pagano complessivamente imposte molto più elevate rispetto agli americani, nonostante gli ingenti investimenti statunitensi nella difesa. Il divario tra l’Ue e gli Stati Uniti è ormai enorme.

I Paesi dell’Unione europea hanno costruito sistemi di welfare che, dal 1980, si sono progressivamente ampliati, finendo per frenare la crescita economica. Oggi, la spesa sociale assorbe quasi il 40 per cento della spesa pubblica complessiva nell’Ue, una quota nettamente superiore a quella degli Stati Uniti. I contributi previdenziali obbligatori in Europa sono da dUe a dUe volte e mezzo più elevati rispetto agli........

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