L’importanza di chiamarsi Lehner, non Sansonetti o Berlinguer
Fui, tra gli altri, consigliere di Silvio Berlusconi, per quanto spesso inascoltato, ma soprattutto suo amico fraterno. Con quel grand’uomo che possedeva neuroni e memoria da far impallidire Giovanni Pico della Mirandola – recitò in tribunale senza rileggerlo un testo di 25 pagine da me scritto sulla vicenda Sme, per la quale lo incolparono a matula, pur di graziare lo svenditore Romano Prodi – condivisi gioie, successi, sconfitte, dolori, emozioni e lacrime. L’abbracciai e lo rincuorai, quando subì l'invasivo intervento alla prostata, che tentò, invano, di minare la sua resiliente virilità. Stretti uno all'altro, piangemmo a lungo, quando la preziosa e fedele Marinella Brambilla, anch'essa scossa e commossa, ci annunciò che lo statista Bettino Craxi era morto. Insieme, riflettemmo su quanti togati, comunisti, cretini di destra e di sinistra e iscritti all'Ordine assassinarono il più grande politico italiano, il leader dell'unica sinistra di governo possibile e credibile. Pur con siffatto patrimonio affettivo, non ho mai preteso alcunché da Mediaset, neppure una comparsata ben gettonata come opinionista onnisciente. Fu giusto così.
Intanto, da consigliere ormai del tutto inascoltato, ebbi l’impudenza, nel clima da caccia alla vagina forzista del bunga-bunga, di ricordare all'amico Silvio che due personaggi storici come Benito Mussolini e........
