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Di mail in peggio

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Gli impiegati delle poste sono ormai i nostri confessori, gli organizzatori delle parti meno ostentabili delle nostre vite, badanti che scuotono la testa quando ci allontaniamo, e non smettono di farlo per gli altri 50 vecchietti surreali della giornata. Gli uffici postali non spediscono più nulla al caro amore, e quasi nulla all’illustrissimo. Sono diventati una sorta di souk per anime vaganti che si fermano solo se costrette a scegliere un modulo e a compilare quello sbagliato. La sala è grande, gli unici sorridenti stanno al centro, in una specie di salotto dove si investono i soldi che pochi hanno, mentre il tabellone elettronico prosegue con la prossima lettera, che raramente è la “P” di pacchi. Perché pesano, ed è meglio che se ne occupi il collega maschio. Che oggi non c’è, ma non fa nulla.

Le auto parcheggiate sono una cinquantina, e si entra pensando di trovare l’ufficio pieno zeppo. Invece, solo sei persone, tre al confessionale, tre in attesa frenetica, avanti e indietro con mumble mumble poco disneyani. L’uomo a destra è vecchio dentro, ma fuori è ben vestito, al limite del fighetto. Deve fare lo Spid, ma è allergico all’online, e di questo avverte l’impiegata, la quale è indecisa se fargli un corso o........

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