La gemella diversa
Negli ultimi giorni sta spopolando sui quotidiani, sui social e nelle scalette tv di commentatori e analisti la figura del sindaco di Genova, Silvia Salis. Tutto merito di una sorta di rave party in versione pettinata che ha organizzato con i soldi dei contribuenti e al quale ha poi partecipato, direttamente dal palco, in centro città. Ha 40 anni, eletta al primo turno con una coalizione progressista è alla guida del capoluogo ligure da meno di un anno. Martellista con due Olimpiadi alle spalle e un’inesistente esperienza politica, per mezzo della sua carriera sportiva è riuscita a costruire un capitale reputazionale che l’ha portata alla vicepresidenza vicaria del Coni e questo pesa molto durante i casting di partito: in un contesto di forte allontanamento dalla politica in cui i più considerano i protagonisti come affaristi chiusi nel loro mondo, la Salis viene percepita come una figura terza, esterna, con un background vincente e una carriera professionale al di fuori dalle questioni politiche. Buona comunicatrice, niente politichese ma linguaggio semplice e chiaro; beneficia di un forte vantaggio estetico percettivo (è bella, e questo in politica e in una società basata sull’immagine ha una sua rilevanza, checché ne dicano le nazi-femministe militarizzate) e riesce ad arrivare alle persone anche con il corpo e il linguaggio non verbale. In una parola: funziona. Qualcuno fa notare che ancora manchi dell’oratoria incendiaria necessaria per far colpo su tutto il territorio nazionale, ma sta imparando velocemente.
Condivide il cognome con un santone dei nostri tempi, la gemella diversa, Ilaria − no, non sono parenti − sorellina e compagna che per scampare a condanna certa per violenza politica in un processo in Ungheria si è fatta eleggere dai compagni antifascisti al Parlamento europeo (rinuncerà all’immunità da europarlamentare? Affronterà il processo dopo aver festeggiato per la sconfitta di Orban e per quello che ha definito “ritorno dello Stato di diritto”?).
Il gioco tra le........
