Hezbollah-Israele: lo stallo della guerra
Il quadro geopolitico attuale sta suggellando un aspetto che accomuna i conflitti in atto, ovvero lo stallo. Uno stallo che non riguarda esclusivamente la ricerca senza successo di sottomettere l’avversario, vedi Russia-Ucraina, Stati Uniti e Israele contro Iran, Israele contro Hamas ed Hezbollah – o meglio Ḥizb Allah (Partito di dio) – senza dimenticare Usa e Israele contro Houthi in Yemen, ma anche lo stallo politico e quello degli infruttuosi negoziati tra gli Stati in guerra. Così, nel Libano che veniva considerato la Svizzera del Medio Oriente – anche se recentemente lo “splendore elvetico” è diventato cupo – si è conclamata la realtà di una irrisolvibilità delle criticità che stanno insanguinando il Paese. Il Libano, una piccola Nazione compressa tra politica e geografia, sistematicamente si trova in prima linea nel conflitto regionale. Un conflitto voluto solo da una parte della politica libanese quella degli sciiti, in particolare del partito armato degli Hezbollah che anche senza l’aiuto iraniano continua a rendere instabile il Paese; ma tale precarietà è causata anche dalla incapacità delle restanti forze politiche di controllare il “partito di Dio”, un piccolo Stato organizzato in uno Stato disorganizzato. Ed è proprio questa instabilità che suggella, dopo ogni breve tregua, una ripresa delle violenze e delle distruzioni. Pause delle armi che servono alle parti........
