Ayatollah: una carica destinata all’estinzione
“La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è dunque solamente un atto politico ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.” Carl von Clausewitz (1780-1831), “Vom Kriege” (Della Guerra), 1832.
Basterebbe leggere il trattato, “Della Guerra”, per comprendere quanto questo non fenomeno sociologico, sia immutabile nel tempo, fisiologico e radicalmente strutturato nell’indole umana.
Così Donald Trump, come pronunciato il 19 febbraio, quando lanciò un ultimatum a Teheran di dieci/quindici giorni prima di fare uso della forza se non si fosse tracciata una prospettiva confacente alle vere richieste statunitensi, pagati i “pedaggi diplomatici”, e scorsi nemmeno i tempi minimi dell’ultimatum, è passato all’azione.
Infatti, i negoziati tra Stati Uniti ed Iran hanno fatto il loro tempo e la loro parte; un dialogo solo coreografico con la soluzione statunitense ufficiosamente già definita. Lo scenario ha visto da una parte i negoziatori di Washington che spingevano per il cambiamento del regime, e dall’altra gli omologhi di Teheran che, con un profondo senso di disperazione, hanno cercato di basare eventuali accordi solo sulla falsa questione della diluizione delle loro scorte di uranio arricchito, comunque lungi dall’essere adatto alla realizzazione di una bomba atomica. Nel mezzo i mediatori dell’Oman, non particolarmente noti........
