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Bruno Contrada, emblema della giustizia politicizzata

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18.03.2026

Venire condannati per un reato che non esisteva al momento della ipotetica commissione dello stesso. In Italia ne abbiamo viste di tutti i colori. E questo è stato il colore che ha rovinato la vita a Buno Contrada, uno dei migliori servitori dello Stato. Che all’epoca del tentativo di incastro giudiziario era il numero due del Sisde ed era stato messo a fare la lotta alla allora potentissima mafia dei corleonesi di Totò Riina. In concomitanza con la nascita di un altro organismo di intelligence, La Divisione investigativa antimafia. Inevitabile che si pestassero i piedi. Specie se ci si ricorda le dinamiche delle istituzioni nei primi anni 90.

Quello che accadde è che una serie di pentiti, un po’ discutibili nel loro spessore e che avevano tutti la caratteristica di essere stati mandati in carcere dallo stesso Contrada quando ancora non erano pentiti, ritennero di doversi vendicare denunciando i presunti rapporti collusivi con l’ex 007 antimafia coi capi delle cosche.Quel che era vero è che Contrada aveva tentato di infiltrarsi ˗ e ci era anche riuscito ˗ tra i top player della criminalità organizzata per poi poterli “fottere” tutti insieme. I metodi dei servizi........

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