La vittoria invisibile dell’Occidente che si planetarizza
L’articolo di Tommaso Tuppini apparso su L’Altravoce il 16 maggio 2026 sull’incontro Donald Trump-Xi Jinping ha il pregio raro di affrontare la questione del primato americano con i numeri, non con le impressioni, e di farlo controcorrente rispetto all’umore antiamericano che attraversa larga parte del nostro dibattito. Mentre molti commentatori, soprattutto a sinistra, si affrettano a celebrare il declino di Washington e a misurare la statura di Xi sull’imbarazzo di Trump, Tuppini ricorda i dati che contano: nove fra le dieci imprese più forti del pianeta sono ancora americane, l’Intelligenza artificiale attira a Washington sei volte i capitali che attira a Pechino, l’unica alleanza ufficiale della Cina è la Corea del Nord, e l’inglese è l’unica lingua davvero ecumenica del nostro tempo, quella che ogni scienziato cinese è costretto ad accettare anche quando vorrebbe farne a meno. Vero, tutto vero. Vorrei però provare a spingere quel ragionamento un passo oltre. La verità non è che l’Occidente resista: è che ha già vinto, e ha vinto talmente bene che la forma in cui oggi lo riconosciamo è destinata a cambiare. Bisogna intendersi, prima di tutto, su che cosa intendiamo per “Occidente”.
Se intendiamo l’America, i suoi alleati, la sua egemonia militare e linguistica, allora il discorso si chiude in fretta e si chiude bene. Ma se intendiamo qualcosa di più profondo, ossia la forma di organizzazione del mondo che l’Occidente ha generato nei........
