La destra nazional-populista e il miraggio del ritorno ad Itaca
Il successo dei nazional-populisti in Europa nasce dalla preoccupazione per la scomparsa di un mondo, reale o idealizzato, in cui i confini definivano appartenenze, il lavoro garantiva dignità e il futuro non appariva come una minaccia costante. Di fronte all’aritmetica fredda dei mercati globalizzati e al tecnicismo di istituzioni europee percepite come distanti, l’offerta identitaria è diventata la promessa di un rifugio di salvezza: il miraggio del ritorno a Itaca. Quello che Zygmunt Bauman chiamava “retrotopia”, l’utopia collocata non più nel futuro ma in un passato favolistico, fatto di nostalgia per la tribù, il villaggio, l’identità chiusa. È questo abbaglio ad aver trasformato il risentimento e la paura in mobilitazione democratica. È accaduto in Sassonia-Anhalt, il 6 settembre 2026: Alternative für Deutschland ha ottenuto il 43,8 per cento dei voti, primo partito nazionalista a sfiorare la guida di un Land tedesco dal dopoguerra. La Cdu è crollata al 17,2 per cento, quasi dimezzata; Spd, Verdi e Linke si sono spartiti il resto in cifre singole. L’affluenza record, l’80 per cento, ha rivelato una mobilitazione consapevole.
La Brandmauer, il muro di fuoco eretto dall’arco costituzionale tedesco per isolare AfD, non ne ha contenuto l’ascesa: l’ha, semmai, accelerata, trasformando l’ostracismo in prova ulteriore della tesi centrale del populismo identitario, ossia che le élite temono il giudizio del popolo più di quanto lo rispettino. Il caso tedesco è il sintomo più nitido di un fenomeno continentale: il Rassemblement National viaggia oltre il 34 per cento in Francia, Reform UK è primo nei sondaggi britannici, Vox cresce stabilmente in Spagna. Ovunque lo schema si ripete: crisi dei partiti tradizionali, crescita delle forze identitarie, a causa di un’insoddisfazione di massa verso un establishment percepito come autoreferenziale.Per comprendere questa fase occorre partire da un’asimmetria che il pensiero politico contemporaneo tende a ignorare. La sinistra novecentesca aveva un soggetto storico-rivoluzionario, il proletariato, che il benessere materiale del secondo dopoguerra, esattamente come previde Herbert Marcuse, ha progressivamente assorbito nella dimensione unica del consumo, disinnescando il conflitto di classe su cui si fondava........
