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L’ordine mondiale è stagnante e la società invecchia. Il declino italiano sta diventando un modello globale

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17.01.2026

C’è un saggio, firmato da Michael Beckley sull’ultimo numero di Foreign Affairs, che va letto non come un’analisi geopolitica, ma come un preoccupante squarcio sul nostro futuro. Il titolo è “The Stagnant Order”, l’ordine stagnante. La tesi smonta la narrazione a cui ci siamo abituati negli ultimi vent’anni: quella dell’inesorabile ascesa del “Sud Globale” e della fine dell’egemonia occidentale per mano di nuove potenze.

Beckley parte dal 1898, quando Lord Salisbury divideva il mondo in nazioni “vive” (in ascesa industriale) e “morenti” (imperi in rovina). Oggi, scrive l’autore, quell’era è finita. Per la prima volta dopo secoli, nessun paese cresce abbastanza velocemente da ribaltare l’equilibrio globale. Il club delle nazioni morenti si è allargato notevolmente. La Cina, l’ultima grande ascesa, ha toccato il picco. Giappone, Russia ed Europa sono in stallo da un decennio. E gli Stati Uniti hanno guai enormi — debito e disfunzioni politiche — ma resistono solo perché i rivali affondano più in fretta.

Spesso confondiamo il declino relativo americano con l’ascesa degli altri, ma è un errore ottico. L’ascesa del “resto del mondo” si sta in effetti invertendo. Tra........

© Il Riformista