L’ordine mondiale è stagnante e la società invecchia. Il declino italiano sta diventando un modello globale
C’è un saggio, firmato da Michael Beckley sull’ultimo numero di Foreign Affairs, che va letto non come un’analisi geopolitica, ma come un preoccupante squarcio sul nostro futuro. Il titolo è “The Stagnant Order”, l’ordine stagnante. La tesi smonta la narrazione a cui ci siamo abituati negli ultimi vent’anni: quella dell’inesorabile ascesa del “Sud Globale” e della fine dell’egemonia occidentale per mano di nuove potenze.
Beckley parte dal 1898, quando Lord Salisbury divideva il mondo in nazioni “vive” (in ascesa industriale) e “morenti” (imperi in rovina). Oggi, scrive l’autore, quell’era è finita. Per la prima volta dopo secoli, nessun paese cresce abbastanza velocemente da ribaltare l’equilibrio globale. Il club delle nazioni morenti si è allargato notevolmente. La Cina, l’ultima grande ascesa, ha toccato il picco. Giappone, Russia ed Europa sono in stallo da un decennio. E gli Stati Uniti hanno guai enormi — debito e disfunzioni politiche — ma resistono solo perché i rivali affondano più in fretta.
Spesso confondiamo il declino relativo americano con l’ascesa degli altri, ma è un errore ottico. L’ascesa del “resto del mondo” si sta in effetti invertendo. Tra........
