Iran, l’Italia deve schierarsi con determinazione: davanti al bivio che non ammette neutralità di comodo
La storia non aspetta i tentennamenti di Roma. Mentre la Germania scalda i motori contro l’Iran e Trump rompe i legami commerciali con la Spagna per la sua ambiguità nel conflitto, l’Italia si trova davanti a un bivio che non ammette neutralità di comodo. Nelle prossime ore il governo dovrà assumere decisioni cruciali contro il regime degli ayatollah e a sostegno dei partner arabi sotto attacco, siano essi il Kuwait o gli Emirati. Poco importa il dettaglio tattico: ciò che conta è la postura strategica. Restare a metà strada oggi non è prudenza, è auto-emarginazione.
Anche perché il quadro di insieme è chiaro: da una parte l’oscurantismo destabilizzante di Teheran, dall’altra un asse che può unire l’Occidente e il mondo arabo moderato. È questa l’unica grande coalizione capace di garantire benessere e prosperità a un Medio Oriente martoriato. Un meccanismo che può funzionare riconoscendo i possibili pilastri su cui può poggiare la stabilità della regione: Israele, Turchia e Arabia Saudita. Tre potenze diverse, spesso in attrito tra loro, ma unite da un filo rosso indistruttibile: sono tutte, per necessità o convinzione, alleate degli Stati Uniti. Ed è qui che la partita locale si fa globale. Rafforzare questo asse significa creare un argine solido all’avanzata della Cina nell’area e, contemporaneamente, togliere ossigeno alla Russia, costringendola a scendere a patti.
In questo scenario l’Italia ha una missione chiara: smetterla di recitare la parte del mediatore senza portafoglio e schierarsi con determinazione. Difendere i partner del Golfo non è solo un atto di fedeltà atlantica, è l’unico modo per sederci al tavolo dove si decide il futuro dell’energia, della sicurezza e dello sviluppo. Se la Germania si muove, noi non possiamo restare a guardare le mappe. La scelta va fatta ora. Netta, senza retorica, nell’interesse nazionale e della stabilità mondiale. Ci sarà bisogno di passaggi parlamentari per scendere in campo, mettendo nel conto gli strepitii striduli di un’opposizione senza bussola? Li si affronti. È il momento di mettere al bando remore, timidezze e infingimenti.
© Riproduzione riservata
