Il sovranismo antropico e la sbornia dei diritti
A giugno scorso un giovane imprenditore italiano ha presentato Emma, l’intelligenza artificiale “sovrana” nazionale, annunciandola come una scelta di indipendenza e un’infrastruttura necessaria per il futuro democratico del Paese. Peccato che il modello avesse 550 milioni di parametri contro le migliaia di miliardi dei concorrenti, e che alla prima domanda dei curiosi sia stato sbeffeggiato dai meme. Il fondatore ha spiegato che l’errore stava negli utenti, che facevano domande a trabocchetto. Roba da vergognarsi o da ridere, fate voi. Ma il problema è un altro. Emma è solo la versione parodistica di un fenomeno molto più serio, che sta prendendo piede e chiamerei “sovranismo antropico”: il riflesso di chi, davanti all’intelligenza artificiale, rivendica il primato dell’uomo come una trincea da difendere invece che come una capacità da esercitare.
Il sovranismo antropico ha una versione popolare e una colta. Quella popolare è la tecnofobia di sempre di un ceto para-intellettuale che esibisce il non uso di questi strumenti come una medaglia, con la stessa stupida spocchia di chi (in genere gli stessi) negli anni Novanta si vantava di non avere il telefonino. Quella colta è più insidiosa perché dà lezioni. Lo ha fatto con parole ridondanti e pensieri vaghi (domenica scorsa su La Lettura del Corriere) Guido Girardi, ex senatore cileno che ha portato i “neurodiritti” nella Costituzione del suo Paese,........
