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L’AI non deve diventare il tuo padrone, la lezione 2.0 di Kant e le mie dimissioni dopo le tre mosse per il salto di qualità definitivo

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25.08.2026

Questa è l’ultima lezione e comincia con delle dimissioni: le mie. Da settembre non ti servo più. Non è modestia: è il progetto. Un corso che non finisce mai non è un corso, è un abbonamento. I guru dell’intelligenza artificiale che ti promettono il webinar definitivo ogni giovedì vendono la seconda cosa spacciandola per la prima. Io chiudo al quarto appuntamento, come promesso: l’insegnante si licenzia, la cattedra resta all’AI. Ma prima di consegnare i registri, facciamo quest’ultima lezione per bene.

Il motivo delle dimissioni è il più antico del mestiere. Ogni buon insegnante lavora per rendersi inutile: la pedagogia montessoriana lo ha impresso nel suo motto: «Aiutami a fare da solo». Con questa tecnologia, l’obiettivo è a portata di mano per una ragione che nessun altro attrezzo ha mai avuto: è la prima macchina della storia che contiene il proprio manuale e risponde alle domande su di esso. Nessun martello ti ha mai spiegato il chiodo. Lei sì: chiedile come usarla e te lo spiega, chiedile di insegnarti e ti insegna. Da qui in poi, le lezioni te le darà lei. “Insegnami tre cose che non so ancora chiederti” vale più di dieci webinar del giovedì. Per ottant’anni abbiamo buttato i libretti delle istruzioni senza leggerli: la prima volta che il libretto risponde, sarebbe un peccato non approfittarne.

Tre mosse per il salto di qualità. La prima: smetti di chiedere, istituisci. Finora hai usato la macchina come un citofono: una domanda, una risposta e arrivederci. Il citofono è già un miracolo, sia chiaro. Ma nessuno chiamerebbe collaboratore uno che parla solo se premuto. Prova a darle un appuntamento fisso: “Ogni venerdì alle sei, fammi il punto della settimana, le cose chiuse, le cose rimaste indietro e le tre priorità per lunedì“. Le principali AI, negli abbonamenti a pagamento, hanno attività programmate: la sintesi arriva da sola, che tu ci pensi o no. La differenza tra uno strumento e un collaboratore sta tutta qui: lo strumento aspetta di essere preso in mano, il collaboratore si........

© Il Riformista