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Autismo, gli esperti: “È nei primi anni che possiamo cambiare le vite dei nostri figli”

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02.04.2026

Autismo, gli esperti: “È nei primi anni che possiamo cambiare le vite dei nostri figli”

Autismo, gli esperti: “È nei primi anni che possiamo cambiare le vite dei nostri figli”

Giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo. Stefano Vicari del Bambino Gesù: ecco le chiavi per favorire sviluppo, autonomia e qualità della vita dei bambini dopo la diagnosi

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"Disponiamo di strumenti sempre più raffinati per individuare precocemente i segnali di rischio e di interventi, la cui efficacia è supportata da solide evidenze. Questo ci impone una responsabilità: intervenire in modo tempestivo, appropriato e personalizzato", afferma il professor Stefano Vicari, direttore della UOC di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Queste parole sintetizzano la sfida attuale per famiglie, clinici e servizi sanitari italiani: individuare e supportare precocemente i bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD), una condizione che oggi interessa circa 1 bambino su 77 nel nostro Paese, secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità. Negli ultimi anni, l’Italia ha registrato un aumento significativo delle diagnosi di autismo, in linea con quanto osservato a livello internazionale. La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù hanno tracciato un quadro dettagliato della situazione: si stima che circa 500.000 persone in Italia vivano con un disturbo dello spettro autistico, con incidenza più alta nei maschi rispetto alle femmine. "Questo incremento non va interpretato esclusivamente come un aumento reale dei casi – spiega Elisa Fazzi, presidente SINPIA e membro corrispondente straniero dell’Accademia Francese di Medicina – ma come il risultato di criteri diagnostici più ampi, maggiore consapevolezza e strumenti di screening più precisi. La crescita delle diagnosi rappresenta un segnale positivo, perché indica che siamo in grado di intercettare i bisogni dei bambini e delle loro famiglie fin dalle fasi iniziali della vita. Tuttavia, il trend mette sotto pressione il sistema dei servizi e rende urgente garantire risposte adeguate su tutto il territorio nazionale". 

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Diagnosi precoce: un passaggio cruciale

Un punto cruciale riguarda l’età della diagnosi: in Italia oggi l’autismo viene individuato mediamente intorno ai 3 anni, anticipando i dati internazionali che indicano i 49 mesi. La letteratura scientifica sottolinea come l’identificazione precoce dei segni di rischio sia fondamentale: individuare indicatori di sviluppo atipico permette di avviare interventi tempestivi, capaci di incidere positivamente sulle traiettorie evolutive dei bambini. Nonostante i progressi, permangono forti disomogeneità regionali nell’accesso ai servizi, nei tempi di attesa e nella presa in carico multidisciplinare, soprattutto a causa della carenza di personale e strutture. In alcune aree del Paese, le famiglie continuano a incontrare difficoltà nel ricevere valutazioni tempestive e percorsi continuativi.  

Riconoscere i segnali dell’autismo

I segnali dei disturbi dello spettro autistico possono comparire già nei primi anni di vita. Non esiste un comportamento “tipico”: gli indicatori riguardano la comunicazione, l’interazione sociale e i comportamenti ripetitivi. Esperti come Fazzi e Vicari sottolineano la necessità di prestare particolare attenzione a forme più sfumate di autismo, come quelle nelle femmine o nei soggetti ad alto funzionamento, che rischiano di essere sottodiagnosticate o diagnosticate tardivamente. Fondamentale è l’adozione di interventi evidence-based, cioè supportati da solide prove scientifiche, in grado di migliorare le competenze adattive, comunicative e sociali dei bambini. La possibilità di avere un figlio con ASD è circa l’1% nella popolazione generale, ma supera il 20% se in famiglia è già presente un altro figlio con disturbo dello spettro autistico. Presso l’Ospedale Bambino Gesù è attivo anche un ambulatorio di Genetica dell’Autismo e delle Disabilità Intellettive non sindromiche, dedicato all’inquadramento diagnostico e alla valutazione dei rischi riproduttivi familiari. "Il nostro compito come clinici non è solo diagnosticare, ma tradurre le conoscenze scientifiche in opportunità concrete per le persone e le loro famiglie – ribadisce Vicari – Possiamo intervenire in modo tempestivo, appropriato e personalizzato, perché è nei primi anni di vita che possiamo incidere maggiormente sullo sviluppo, favorendo competenze, autonomia e partecipazione sociale".

La famiglia al centro del percorso terapeutico

Il supporto alla famiglia è un altro pilastro imprescindibile del percorso terapeutico. Coinvolgere attivamente i caregiver e sostenere la genitorialità garantisce continuità ed efficacia degli interventi, sia a casa sia nei contesti educativi e sociali.  

Comorbidità e complessità clinica

Oltre il 70% delle persone con disturbo dello spettro autistico presenta almeno una comorbidità, come altri disturbi del neurosviluppo o psicopatologici. Durante l’adolescenza possono emergere o accentuarsi ansia, depressione e altre problematiche, rendendo necessario un approccio integrato e multidisciplinare lungo tutto il ciclo di vita. "L’autismo non si esaurisce nell’età evolutiva – sottolinea Stefano Sotgiu – e non può essere affrontato con interventi frammentati. Serve costruire modelli organizzativi che accompagnino la persona nei passaggi più delicati, dall’adolescenza all’età adulta, garantendo continuità assistenziale e reali prospettive di inclusione sociale e lavorativa". La SINPIA ha pubblicato un documento strategico per assicurare continuità di cura e presa in carico nelle fasi critiche della crescita, promuovendo una riorganizzazione dei servizi equa e sostenibile proprio alla scopo di garantire il diritto alla salute e al benessere delle persone con disturbi del neurosviluppo lungo tutto il percorso di vita.

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