Learco e Clizia a casa, dopo quasi 2 mesi tornano dalla Thailandia: “Odissea fino all’ultimo”
Learco Ferri e Clizia Iacomucci sono finalmente tornati a casa, a Pesaro, dopo quasi due mesi in Thailandia, rimasti di fatto ostaggio degli effetti della crisi internazionale in Medio Oriente
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Pesaro, 9 aprile 2026 – È finita solo quando sono scesi dall’aereo. E neppure subito. Perché anche il viaggio di ritorno, quello atteso per settimane, è stato un’odissea fino all’ultimo minuto. Learco Ferri e Clizia Iacomucci sono finalmente tornati a casa, a Pesaro, dopo quasi due mesi in Thailandia, rimasti di fatto ostaggio degli effetti della crisi internazionale in Medio Oriente, con la chiusura di spazi aerei e la cancellazione di rotte che ha bloccato centinaia di viaggiatori lontano dall’Italia. Ma neppure il rientro è stato semplice.
Un viaggio lunghissimo
Partiti all’alba dall’hotel, volo alle 10.30, arrivo a Milano solo in serata dopo un viaggio lunghissimo, tra fuso orario e rotte modificate. “Abbiamo fatto praticamente 24 ore fuori – raccontano – tra aereo e spostamenti”. E non è finita lì. L’aereo ha dovuto cambiare percorso, con una sosta imprevista a Bratislava per rifornimento, cambio equipaggio e autorizzazioni. Due ore fermi in cabina, seduti, ad aspettare.
“Adesso tutte le rotte sono diverse – spiegano – gli spazi aerei sono cambiati e le compagnie devono adattarsi”. Un viaggio estenuante, l’ultimo tratto di una storia iniziata settimane fa. Quando il volo di rientro previsto per il 10 marzo era stato cancellato. Da quel momento, per la coppia, era iniziata una corsa contro il tempo tra voli introvabili, prezzi proibitivi e giorni che passavano. Quasi due mesi fuori casa. “Siamo partiti il 15 febbraio, siamo stati via 53 giorni”, raccontano. Giorni diventati un soggiorno forzato, con spese extra da sostenere e il lavoro da gestire a distanza.
"Non è stata una vacanza”
Lei, cassiera all’Ipercoop di Pesaro. Lui impiegato alla Gema nella raccolta ambientale. “Non è stata una vacanza – spiegano – perché non è stata una scelta”. Alla fine lo spiraglio era arrivato con un volo Neos da Phuket. Ma anche quello non senza difficoltà: per raggiungere l’aeroporto, un trasferimento di quasi venti ore in autobus. Poi il viaggio, lungo e complicato, fino all’Italia. E poi, finalmente, casa.
“La prima cosa che abbiamo fatto? Un caffè”, raccontano sorridendo. Poi gli abbracci in famiglia. Anche al lavoro l’accoglienza non è mancata. “Quando sono entrata all’Ipercoop – racconta Clizia – le colleghe hanno iniziato a urlare “ce li hanno restituiti”, e i clienti hanno applaudito”.
Il ritorno, una festa
Un ritorno che è diventato, in qualche modo, una festa condivisa. In queste settimane “abbiamo ricevuto aiuto da tante persone, anche solo con piccoli gesti”. Ricariche telefoniche, consigli e i messaggi arrivati dopo gli articoli del Carlino. “Grazie a voi una solidarietà che non ci aspettavamo”. Resta però anche l’amarezza: “Dalle istituzioni non abbiamo avuto aiuti concreti”. Ma alla fine, in mezzo alle difficoltà, qualcosa resta anche di bello. “Abbiamo visto una Thailandia che non avremmo mai conosciuto da semplici turisti”. E adesso, dopo tutto questo, il programma è semplice: “Domani andiamo al mare”. Quello di casa.
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