Cuore ‘bruciato’ trapiantato al bimbo, il professor Gargiulo: “Ecco cosa può essere successo”
Bologna, 14 febbraio 2026 – Un cuore da trapiantare a un bimbo di due anni arrivato danneggiato da una conservazione, con ogni evidenza, non idonea. Trapiantato ugualmente perché altro non si poteva fare, in quel momento, con il paziente già preparato in sala chirurgica. Ma ora quel bimbo, ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, attaccato da oltre 50 giorni a un macchinario per rimanere in vita.
Cosa sia accaduto saranno le procure di Bolzano, da dove è partito l’organo e quelle di Napoli a doverlo accertare.
A professor Gaetano Gargiulo, uno dei più illustri cardiochirurghi italiani, ex primario della Cardiochirurgia pediatrica del Sant’Orsola dove è stato per oltre 40 anni e aver eseguito oltre settemila interventi, chiediamo di spiegare la complessa macchina dei trapianti.
Cosa succede quando si rende disponibile un cuore per il paziente in attesa?
"Sono coinvolte dalle 40 alle 50 persone e i tempi per un trapianto sono molto ben codificati, con i Centri trapianti, nazionali o regionali, che avvertono e danno le indicazioni: se sono accettabili parte la macchina dell’espianto e l’équipe che arriva a dare l’ok paziente che deve essere idoneo per l’espianto, ad esempio non abbia la febbre. Ma serve anche un ok cuore, perché dobbiamo essere sicuri che il cuore non si sia deteriorato. Se c’è questo ok inizia l’espianto e ci si regola sui tempi che sono sempre rigorosi”.
Intanto cosa succede?
"L’organo espiantato, che è fermo, viene messo in due contenitori completamente sterili con dentro una soluzione cardioplegica che permette al cuore di essere protetto, il tutto viene messo in un box dove c’è del ghiaccio normale. Ma ci sono anche altri mezzi per proteggere il cuore in questo periodo di ischemia, non ha più sangue quindi è fermo e può restare in queste condizioni circa quattro ore. Per periodi più lunghi ci sono altri sistemi più costosi per mantenere il cuore di continuare a battere”.
Quando arriva in sala operatoria cosa accade?
"Appurato che l’organo non abbia problematiche iniziano le fasi di espianto e si prepara il cuore che deve essere reimpiantato. I tempi sono veramente molto ristretti, come un pit stop di Formula 1, con ognuno che fa la sua parte e si lavora sui minuti. E sono tutti professionisti, che ne hanno fatti già migliaia: non ci si può improvvisare”.
Cosa pensa di quello che è successo al bimbo di Napoli?
"Credo che sia la prima volta che succede al mondo, nel senso che sia stato utilizzato del ghiaccio secco, e questo lo deve accertare la magistratura. In cardiochirurgia il ghiaccio secco non si usa, ma non lo produciamo nemmeno in quanto è anidride carbonica compressa e non c’entra niente con il ghiaccio e quando si scioglie diventa gas. Veramente stranissima questa cosa. Per quello che so i professionisti che hanno lavorato a questo trapianto sono tutti espertissimi, con 3mila interventi alle spalle”.
Professore, le è capitato che arrivasse in sala un cuore non utilizzabile?
"No, ci è capitato di dover sospendere la procedura perché non è arrivato l’ok paziente che non era più idoneo quando l’équipe dell’espianto è arrivata: ci sono condizioni che possono cambiare perché un’infezione in atto o l’organo ha lesioni che non erano state descritte. Ma sul paziente in attesa non è stato ancora nulla. Ma quando il cuore arriva può essere difficilissimo fermare la procedura perché il paziente è già stato preparato per l’intervento”.
I cardiochirurghi di Napoli potrebbero quindi essere stati costretti a trapiantare ugualmente il cuore anche se danneggiato?
"Durante il trasporto non è possibile accorgersi di nulla in quanto l’organo è sigillato nel contenitore. Non conosciamo le tempistiche, ma è possibile che i chirurghi, una volta arrivati in sala operatoria, abbiamo dovuto impiantare il cuore ugualmente perché non c’erano altre alternative, indietro non si poteva tornare. Questo evento è veramente qualcosa di mai sentito: mi riferisco alla conservazione in ghiaccio secco. E questo lo dovranno appurare gli inquirenti”.
