Misteri del passato sotto la lente. Il giallo dello schiavo crocifisso. La verità degli 007 della storia
Ursula Thun Hohenstein professoressa dell’Università di Ferrara
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Un mistero, un giallo. E’ il 2007 durante gli scavi per la posa di un metanodotto nella campagne di Gavello, pianura e campi, viene alla luce uno scheletro. E’ rimasto ben poco di quel corpo. Ma c’è una traccia, che apre le porte ad una lunga indagine. Un calcagno ha un foro, è il foro di un chiodo. Si tratta, questa l’ipotesi, di uno schiavo crocifisso. Un ritrovamento quasi unico, ci sono altri resti simili solo in Israele e in Inghilterra. Gli studiosi analizzano quei resti, 007 della storia si interrogano, cercano risposte. Sono coinvolti i professori della nostra università dove si trova un laboratorio, al quale afferiscono tre dipartimenti, che potrebbe meritare i riflettori di un film, Csi (Scena del crimine) della storia. Camici bianchi e microscopi, provette e analisi. Un lungo lavoro che ancora continua, lo porta avanti la sopritendenza di Rovigo Verona e quella task force di studiosi del nostro ateneo. La professoressa Ursula Thun Hohenstein (Unife) fa parte di quella squadra. E’ lei a indagare sui reperti umani e su quelli della fauna. Tracce del passato che lei cerca di far parlare, per capire quello che è successo. C’è un accordo tra l’Università e la Soprintendenza Archeologica del Veneto per lo studio dei resti umani e faunistici. La professoressa Emanuela Gualdi con il laboratorio di archeoantropologia si occupò dell’inumato di Gavello (tomba 6) che venne studiato dalla dottoressa Nicoletta Onisto, al tempo assegnista di ricerca. Ora il laboratorio è diretto dalla professoressa Barbara Bramanti del dipartimento di scienze dell’ambiente e della prevenzione. La direttrice è la prof Roberta Rizzo.
E’ il 2007, cosa è successo? "Nel corso dello scavo per la posa del metanodotto realizzato nelle campagne di SalineDossi e Larda di Gavello vengono individuate tracce risalenti all’età del Bronzo e all’epoca romana. Viene scoperta una sepoltura di un inumato che, da un attento esame dello scheletro, risulterebbe essere quella di un uomo ucciso mediante crocifissione. Una testimonianza straordinaria, è il terzo ritrovamento archeologico del genere a livello mondiale", spiega Ursula Thun Hohenstein. Gli altri dove sono? "In Israele e in Gran Bretagna" Non ci sono altre documentazioni di crocifissioni? "Documentate, con ritrovamenti, assolutamente no. Almeno fino ad oggi le uniche sono queste tre" Siete sicuri si tratti di una crocifissione? "Studiando i resti ossei, la dottoressa Nicoletta Onisto si accorse della presenza di un foro nel calcagno destro e così mi chiesero una consulenza. Attraverso lo studio tafonomico delle superfici ossee di tutto lo scheletro, che si presentano fortemente alterate. Ho verificato che non ci fossero altri fori, riconducibili ad altri agenti tafonomici (fori prodotti da insetti, morsi di cani, perforazioni da apparati radicali). Per cui la conclusione fu che verosimilmente il foro poteva essere compatibile con una perforazione prodotta da un chiodo. Il tutto è stato documentato con immagini allo stereomicroscopio ottico e 3d" Il foro è dovuto ad un chiodo che non è stato trovato "Esatto, era sepolto nella terra. Questa era la tomba di quell’uomo. Abbiamo capito che si trattava di epoca romana da alcune tracce poco lontane, c’erano mattoni risalenti a quel periodo" Perché uno schiavo? "La crocifissione era il metodo di morte per i reietti, i criminali, appunto gli schiavi". Ci sono altri fori? "Per lo stato di conservazione era rimasto quel calcagno, l’altro piede non c’era" Come a Cambridge "Esatto, anche lì un ritrovamento quasi identico. Un calcagno con un foro provocato da un chiodo. Io non vado oltre, mi attengo alle prove e a quello che dice la scienza. Il giallo, il mistero in genere è materia dei giornalisti, degli scrittori" Un’ultima domanda "Prego, dica pure" Quanti anni aveva? "Dalle nostre analisi quell’uomo aveva 30 anni".
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