Ex caserma Perotti, nuova vita: i progetti per restituire molte aree dismesse ai bolognesi
Incontro pubblico con numerosi assessori all'Urbanistica di vari comuni italiani
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Bologna, 7 marzo 2026 – Nuova vita per l'ex caserma Perotti: nelle prossime settimane, infatti, il Comune presenterà "alla città il progetto vincitore del bando 'Reiventing Cities'" per lo spazio di via Marx.
L’annuncio dell’assessore
Del progetto che farà rivivere l’ex caserma ne parla Raffaele Laudani, assessore all'Urbanistica a Palazzo d'Accursio, in occasione del convegno pubblico 'Il governo delle trasformazioni urbane: un dialogo tra gli assessori all'urbanistica delle città metropolitane - Per un nuovo protagonismo della città'.
Un appuntamento che ha coinvolto, in SalaBorsa, oltre al sindaco Matteo Lepore e la vicesegretaria nazionale dell'Anci Stefania Dota, gli assessori all'Urbanistica di diverse città, come Torino, Roma, Catania e Bari, Napoli e Milano.
Le aree da restituire ai cittadini
Un'occasione per fare fronte anche alle sfide che Bologna dovrà affrontare, tra aree dismesse e spazi da restituire alla città e ai cittadini, nel nome della rigenerazione urbana. Partendo dal grande tema delle aree militari dismesse: qui "siamo nel campo delle difficoltà legate alla rigenerazione urbana a cui si aggiunge una difficoltà maggiore: si tratta di aree pubbliche non comunali e quindi questo presuppone un'interlocuzione con lo Stato e la relazione con il governo", spiega Laudani.
Dall’ex Scalo Ravone all’ex Stamoto
Dall'inizio del mandato "abbiamo cercato di dare un impulso molto significativo", come "sulle aree ferroviarie, con l'ex Scalo Ravone. La difficoltà delle relazioni con le Ferrovie ci ha portato a dovere, in quel caso, espropriare delle aree per non perdere 100 milioni di fondi Pnrr. Con il demanio abbiamo sottoscritto un protocollo e chiuso il bando 'Reinventing Cities' per l'ex caserma Perotti" e in qualche settimana "dovremo presentare alla città il progetto vincitore".
Inquinamento ambientale
Per quanto riguarda l’ex caserma Stamoto: "È emerso un tema di inquinamento ambientale molto significativo, che non consente di avviare usi temporanei, ma nel frattempo insieme al Demanio stiamo lavorando a un progetto di partenariato pubblico-privato, perché abbiamo ricevuto una manifestazione di interesse", fa presenta Laudani.
In più "abbiamo avviato molti usi temporanei, un tema che viene sottovalutato, ma in attesa di questi processi molto lunghi di rigenerazione urbana è un modo per restituire ai cittadini delle enormi aree che sono da troppi anni intercluse e non accessibili ai cittadini". Tra le aree da riqualificare, compaiono anche i Prati di Caprara: "Con Invimit Sgr abbiamo individuato una strada comune che presuppone il mantenimento del bosco urbano ai Prati est e uno sviluppo dei Prati ovest sulle volumetrie esistenti che abbia delle finalità di risposte ai bisogni del territorio, quindi in relazione con l'azienda ospedaliera e l'ospedale Maggiore e la Fondazione Golinelli, quindi con funzioni di interesse pubblico".
Ora "aspettiamo che Invimit ci presenti una proposta perché così, al di là dell'accordo, dobbiamo vedere i dettagli e poi speriamo di sottoscrivere un protocollo".
L'appuntamento in SalaBorsa
Il convegno pubblico coinvolge "i colleghi dell'assessorato all'Urbanistica delle città metropolitane, in questo momento in cui la città sta discutendo della nuova variante al Piano Urbanistico Generale, perché pensiamo che oggi sia fondamentale cercare di adattare ai contesti specifici locali, come quelli bolognesi, però anche una visione collettiva tra città. Perché le sfide con le quali ci confrontiamo sono le stesse seppur in contesti diversi e pensiamo che sia fondamentale riscoprire il protagonismo delle città".
Dunque l'idea dell'incontro è "da un lato fornire più elementi di conoscenza ai nostri cittadini in questa fase che stiamo che stiamo attraversando di discussione e di osservazione al Pug –continua Laudani –, ma è anche quello di provare a costruire insieme un'agenda delle città che mettiamo a disposizione del dibattito nazionale".
Rigenerazione e gentrificazione
A chi unisce il concetto di rigenerazione urbana alla gentrificazione, l'assessore risponde con un esempio concreto dalla SalaBorsa, dove è ospitata la mostra che racconta gli anni di mandato del sindaco Renato Zangheri, che "è stato il cuore dell'urbanistica bolognese e che ha fatto scuola. È stata una stagione che ha creato molta città pubblica e quel sistema di servizi del verde delle dotazioni e anche di risposta ai problemi abitativi da allora".
Una stagione che però "avveniva in una logica ancora di espansione della città. Noi abbiamo fatto una scelta ineludibile di non espandere più la città e di non consumare più suolo, quindi la rigenerazione urbana diventa essenziale se vogliamo dare delle risposte ai bisogni ai cittadini. Dobbiamo farlo, dal nostro punto di vista, in modo di rispondere ai bisogni delle persone, quindi cercando di generare città pubblica e producendo inclusione. Questo presuppone un governo politico delle trasformazioni".
Le varianti urbanistiche
Una strategia adottata "dall'inizio del mandato anche attraverso queste due varianti urbanistiche. Non è facile, perché la rigenerazione urbana costa molto di più che ragionare in ottica di espansione in assenza di risorse straordinarie da parte dei governi nazionali – va avanti l’assessore –. Se pensiamo al tema della pressione abitativa, sono 40 anni che non abbiamo un Piano Casa vero, con dei fondi straordinari".
Dunque "dobbiamo lavorare in un'ottica anche di collaborazione con gli operatori privati, cercando di costruire su questo terreno un patto e un'alleanza che possa generare città pubblica. A Bologna abbiamo cercato di proporre un patto dove noi cerchiamo di farci carico della sostenibilità economica degli interventi privati, ma chiedendo agli operatori privati di farsi carico della sostenibilità sociale e politica di questi interventi, lavorando insieme".
Collaborazione pubblico-privato
All'inizio del mandato "ci trovavamo in una contrapposizione tra operatori privati e amministrazione, dove ci dicevano che chiedevamo troppa Ers (Edilizia Residenziale Sociale), non sostenibile dal punto di vista economico. E noi abbiamo portato avanti un lavoro e nessuno ora mette in discussione questa necessità e le percentuali dell'Ers che l'amministrazione chiede". Stesso discorso per "le dotazioni di verde e per le richieste sul piano della sostenibilità ambientale degli interventi: abbiamo individuato insieme che la necessità di intervenire sul lato della rendita fondiaria. Il valore delle aree è troppo alto, e se lavoriamo per calmierare il valore delle aree, riusciamo forse meglio a conciliare quella dialettica tra sostenibilità economica e sostenibilità sociale degli interventi".
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