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Perché in Cina la benzina sta calando con la crisi del petrolio. La fortezza invisibile (che l'Occidente non ha visto arrivare)

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21.09.2026

Il presidente cinese, Xi Jinping, osservato dall'omologo americano Donald Trump

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Roma, 20 settembre 2026 - C’è già chi la chiama la Grande muraglia petrolifera cinese. La guerra Usa-Iran, la chiusura dell’oleodotto Est-Ovest e lo stop di fatto alla circolazione delle navi negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb hanno fatto volare il prezzo dell’oro nero, cogliendo impreparati quasi tutti i Paesi del Globo. Tutti tranne la Cina, che negli scorsi anni ha completato, senza che l’Occidente se ne accorgesse, la più imponente operazione di blindatura energetica della storia industriale recente. Una blindatura che ha portato diversi analisti a ritenere che il governo comunista sia perfino arrivato a operare un boicottaggio strategico per manipolare il prezzo del greggio. La realtà, però, è diversa: la contrazione delle importazioni marittime cinesi, crollate del 40,6% dal picco di 11,99 milioni di barili al giorno fino al minimo di 7,12 milioni, è un mix dovuto allo stoccaggio anticiclico (cioè quando i prezzi del petrolio erano ai minimi), alla crisi dell'edilizia e a una forte transizione tecnologica. Un'operazione i cui effetti secondari sono avvertiti da tutti, spingendo al ribasso, secondo Goldman Sachs, i listini mondiali del greggio di circa 10 dollari al barile. La frenata cinese, di fatto, ha finito per regalare un "ossigeno invisibile" anche agli automobilisti europei e italiani, traducendosi in un risparmio che è possibile stimare tra i 5 e i 10 centesimi al litro ogni volta che........

© il Resto del Carlino