In Medio Oriente rischio Vietnam. L’esperto: “La guerra si complica, Trump è un’incognita”
Soldati dell'aeronautica militare degli Stati Uniti (Ansa)
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Roma, 12 marzo 2026 – “Ci sono le premesse affinché il conflitto duri a lungo”. Sono molti gli scenari, secondo l’esperto dell’Istituto affari internazionali Alessandro Marrone, che si potrebbero prospettare per la guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro la Repubblica islamica. Una crisi che ormai prosegue da quasi due settimane.
È questa la guerra che gli Usa avevano pensato?
“Gli obiettivi degli Stati Uniti non sono chiari. Probabilmente l’amministrazione Trump, forte anche del successo ottenuto in Venezuela, si aspettava un cambio della leadership iraniana più accomodante nei suoi confronti; ma questo non è avvenuto ed è molto improbabile che avvenga in futuro. Al netto delle dichiarazioni del presidente americano, l’idea era quella di compiere un intervento relativamente breve e invece sono già passate quasi due settimane. Senza dubbio sono stati colpiti e distrutti molti obiettivi militari, come la marina e l’aeronautica, ma non c’è stato alcun regime change. Per questo credo che la guerra possa durare ancora a lungo”.
Eppure Trump dice che il conflitto è quasi concluso.
“È molto difficile interpretare le sue parole. E questo perché Donald Trump cambia spesso opinione, decide secondo istinto all’interno di un sistema non collegiale ma personalizzato e crede che dare messaggi contraddittori, confondendo sia l’avversario che gli alleati, possa portargli dei vantaggi. Molti, dunque, possono essere gli scenari possibili”.
“La prima ipotesi è che Usa e Israele continuino a bombardare per far cadere il regime, ma la leadership iraniana resista e mantenga il controllo del Paese. Teheran è consapevole che a novembre ci saranno le elezioni di Midterm e presto cominceranno le pressioni interne sull’amministrazione Trump per far finire la guerra. La seconda, invece, è l’ipotesi in cui il presidente americano, vedendo l’aumento del prezzo del petrolio e dell’inflazione e il calo dei consensi, decida di cambiare narrazione, annunciando che gli obiettivi sono stati conseguiti e dichiarare arbitrariamente la vittoria. Infine, è ben possibile lo scenario in cui gli Usa svolgano un blitz con le forze speciali per prendere parte dell’uranio arricchito della Repubblica islamica. Sarebbe un’operazione simbolica e molto mediatica che permetterebbe a Trump il cambio di narrazione, ma con un risultato aggiuntivo sul campo”.
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Sullo sfondo restano le elezioni di Midterm.
“Sull’esito delle elezioni peserà molto l’impatto economico legato al conflitto. Se fosse per le istituzioni, come il Pentagono il Dipartimento di Stato, la soluzione sarebbe quella di chiudere immediatamente la guerra, ma Donald Trump, in ragione del suo carattere, del suo temperamento e di come ha selezionato la sua amministrazione, è molto decisionista e autonomo rispetto agli input che gli arrivano dall’establishment”.
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