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L’argento è di Franzoni, sciolina e lamine di Coriani

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14.02.2026

Il bresciano Giovanni Franzoni è emerso come uno degli azzurri più competitivi nello sci alpino di velocità, con due vittorie e più podi in Coppa del Mondo nella stagione 2025/26 e, a Milano-Cortina, la medaglia d’argento olimpica in discesa libera, la gara regina dei Giochi. Poi un piazzamento di qualità: 6° nel super-G. Come si fa ad avere il coraggio di affrontare ai 140 km/h una discesa innevata con solo due assi di legno attaccate ai piedi? Bisogna avere talento e determinazione, un team affiatato e soprattutto uno skiman professionista.

Riccardo Coriani da Villa Minozzo ci racconta il lavoro che ha portato l’azzurro ad essere uno dei velocisti migliori al mondo. Coriani, quanto conta la fiducia tra atleta e skiman? "È fondamentale. Quando scendi a quelle velocità devi concentrarti a pensare solo a spingere forte. Lo sciatore deve avere fiducia totale in chi prepara il materiale. Il nostro compito è scegliere al meglio in base a ciò che abbiamo a davanti; sci da preparare in base a temperatura, tracciato e manto nevoso...".

In cosa consiste, concretamente, il suo lavoro? "Sciolina, affilatura delle lamine, struttura e materiali, scarponi, attacchi: dai piedi in giù è tutto responsabilità nostra. Se il materiale non funziona o l’atleta non ha feeling con lo skiman, è difficile andare forte".

Quante persone lavorano dietro un atleta di questo livello? "Siamo in tanti: oltre a me, allenatori lungo la pista, preparatore atletico, fisioterapista, medico... È un lavoro di squadra. In un certo senso siamo quasi corresponsabili del risultato finale".

Quanto incide la conoscenza della pista? "Tantissimo. Già dal primo sopralluogo capisci molte cose: lunghezza, pendenza, tipo di neve, eventuali rotture interne del manto dopo il passaggio degli atleti. In questa gara la pista era preparata molto bene: il giorno prima aveva nevicato 40 centimetri ed è venuta fuori una gara davvero emozionante".

Quanto è difficile sciare a quei livelli? "A Bormio si arriva anche ai 140 km/h. Andare dritti è quasi più facile, la vera difficoltà a quelle velocità è affrontare le curve. È lì che fanno la differenza l’attrezzatura giusta e l’atleta".

Il suo percorso personale nello sci? "Ho gareggiato fin da ragazzino con Giuliano Razzol, di cui sono amico; abbiamo fatto tanta strada insieme finché lui è entrato in Nazionale. Io ho proseguito come maestro di sci, poi allenatore, quindi come skiman fino al Comitato giovani dell’Emilia-Romagna. Da lì la Nazionale junior e la Coppa del Mondo: ormai seguo Giovanni da 7 anni".

Com’è la vita nel circo bianco? "Affascinante ma molto impegnativa, anche per me che non ho famiglia. Passo intere giornate chiuso nello ski room o in garage, spesso senza riuscire a godermi i posti in cui siamo. Viaggiamo circa 200 giorni all’anno: estate in Sudamerica tra Cile e Argentina, poi i ghiacciai europei, gli Usa in autunno...".

Dopo l’argento, come avete festeggiato? "Siamo andati in hotel per un brindisi e una cena semplice, ma con una bella torta. Niente di eccessivo: le gare non sono mai finite...".


© il Resto del Carlino