“Schiavi teleguidati dall’algoritmo”: la vita difficile di 200 rider
Rimini, 13 febbraio 2026 – Dopo i fatti di Milano e l’apertura di un fascicolo da parte della Procura per presunto caporalato nei confronti di una società di delivery, il tema dei rider torna con forza anche a Rimini e provincia. Qui i numeri sono più contenuti, ma le dinamiche non sono così diverse e il dibattito è tutt’altro che chiuso. “Parliamo di circa 200 rider – spiega Valeria Podrini, segretaria di Nidil Cgil Rimini – concentrati soprattutto tra la zona mare e il centro storico”. A Rimini si usa prevalentemente la bicicletta, mentre a Riccione è più diffusa l’auto.
Giovani, stranieri e "teleguidati" dall'algoritmo
“Sono soprattutto maschi giovani, spesso immigrati. Per molti è il lavoro principale, non un secondo impiego. Devono dimostrare un reddito per poter restare in Italia e questo li espone a condizioni che possono diventare discriminanti”, continua la sindacalista.
Una fragilità che si somma alla scarsa conoscenza dei propri diritti. “Il loro lavoro è teleguidato dall’algoritmo, che decide a chi assegnare per primo una consegna. Più sei disponibile e pronto a partire, più il sistema ti premia”.
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Il rischio esclusione e l'aiuto del sindacato
Il risultato? Ore trascorse in strada ad aspettare una chiamata, turni lunghi, compensi legati al numero di consegne. L’ingresso nel mondo del delivery è semplice solo in apparenza: basta un mezzo e una registrazione online. «Ma chi non conosce bene la lingua o non ha strumenti digitali adeguati rischia di essere escluso già dalla fase iniziale – spiega Podrini –. Si è completamente soli e già da qui nasce una prima discriminazione». Nidil offre supporto anche su questo fronte: "Se un profilo viene bloccato aiutiamo a sbloccarlo e facciamo assistenza nella gestione digitale”.
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La proposta: una ‘Casa dei rider’ contro le rapine
Il sindacato chiede un cambio di passo. “È una professione e dovrebbe essere tutelata da un contratto nazionale, con coperture previdenziali e strumenti di lavoro che non siano a carico del lavoratore, come giubbotti e dotazioni di sicurezza”. Il confronto è nazionale, perché le piattaforme sono multinazionali.
“Qualcosa si è ottenuto, ad esempio tavoli di lavoro sulla digitalizzazione, ma sono ancora piccole gocce”. Restano nodi aperti: il cottimo, vietato dalla legge ma di fatto praticato, e la sicurezza. “C’è anche il rischio di rapine e non escludiamo situazioni di caporalato quando non si comprende la lingua”. Per questo Nidil propone anche a Rimini una casa dei rider, un punto sicuro di riferimento e aggregazione. “Se ne parla quando scoppia un caso o dopo una tragedia. Parliamone prima nelle sedi opportune, per garantire dignità, tutele e una giusta retribuzione”, conclude la segretaria di Nidil Cgil.
