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Certificati anti-rimpatrio, una delle dottoresse indagate tenta di togliersi la vita. “Dite perché”

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05.03.2026

Una delle dottoresse finite sotto inchiesta nell’ambito delle verifiche sui cosiddetti certificati anti-rimpatrio ha tentato il gesto estremo (foto di repertorio)

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Ravenna, 5 marzo 2026 – “Dovete fare sapere ai media che ho fatto questo gesto perché mi hanno indagato”. A parlare è una delle dottoresse finite sotto inchiesta nell’ambito delle verifiche sui cosiddetti certificati anti-rimpatrio al reparto delle malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna. Ma non si tratta del testo di una delle tante chat messe a disposizione della difesa nell’ambito della richiesta di interdizione dalla professione per un anno per gli otto camici bianchi indagati per falso ideologico continuato. Bensì di quanto messo a verbale nell’intervento dei carabinieri relativo a un possibile tentativo di gesto estremo che l’indagata avrebbe messo a punto nella notte tra martedì e ieri. Tutto poi formalmente comunicato, come di prassi accade in questi casi, al pm di turno.

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La dottoressa aveva già minacciato un gesto estremo

Al loro arrivo i militari hanno già trovato gli operatori del 118 sul posto, presumibilmente allertati dalla dottoressa stessa la quale, all’indomani della perquisizione informatica della polizia del 12 febbraio scorso, aveva già minacciato un gesto estremo chiamando in quell’occasione un collega: questi aveva poi avvisato le forze dell’ordine del potenziale pericolo in corso.

Il riesame fissato per il 10 marzo: telefonini e pc aziendali al vaglio

Dal punto di vista del procedimento, il prossimo passaggio in tribunale sarà il riesame fissato per il 10 marzo e proposto dalle difese in relazione al materiale acquisito dalla squadra Mobile durante le perquisizioni in reparto e domiciliari. Materialmente si tratta di un computer aziendale e del telefonino di una delle indagate in quel momento non presente in Italia. Le chat sono invece state acquisite senza dovere sequestrare i telefonini degli altri sette indagati: sono cioè state filmate con il diretto interessato presente a lato dell’apparecchio. Si tratta dunque di materiale probatorio virtuale anche se la Cassazione lo ha per alcuni casi potenzialmente incluso tra le questioni da riesame. Sul punto, in aula davanti a un collegio di giudici ci sarà dunque un congruo confronto.

Certificati anti-rimpatrio, chiesta sospensione per 1 anno dei medici indagati

Due giorni dopo davanti al gip Federica Lipovscek sarà la volta dell’interrogatorio di garanzia al netto del quale il giudice deciderà se dare corso o meno alla richiesta dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza di sospendere gli otto indagati per un anno.

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