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Certificati anti-rimpatrio: "Un caso di sospetta scabbia . Ma è smentita dalle analisi"

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16.03.2026

Tre medici sospesi per 10 mesi, altri 5 niente certificati per lo stesso periodo

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Ce ne sono taluni che contengono "indubbiamente delle falsità". Altri sono espressione di un "accertamento incompleto". Altri ancora non possono essere "ritenuti a priori falsi". I protagonisti dell’indagine che ha scosso l’ospedale di Ravenna sono in fondo i certificati anti-rimpatrio. O meglio: gli stranieri irregolari dietro a quei certificati. Sono una trentina i documenti vagliati nell’ordinanza che ha portato alla sospensione per 10 mesi di tre dottoresse delle Malattie Infettive e all’interdizione per cinque loro colleghi sempre per 10 mesi dalla possibilità di occuparsi di idoneità per i cpr, i centri di permanenza per i rimpatri. Il gip Federica Lipovscek li ha esaminati uno a uno in relazione all’operato degli otto camici bianchi indagati dai pm Daniele Barberini e Angela Scorza per falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio.

Spiccano due casi noti alle cronache cittadine, a partire da quello del 26enne originario del Gambia identificato la sera del 17 novembre scorso dopo avere sfondato a sassate e calci il plexiglas di una pensilina del bus dell’isola San Giovanni. E arrestato il 23 novembre successivo per un furto aggravato in un supermercato del centro, resistenza, minacce e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti. Secondo le carte, il giovane viene accompagnato in reparto per la visita il 24 novembre scorso. Ma, nonostante gli accertamenti (esami del sangue, radiografia e visita toracica) non evidenzino problematiche di alcun tipo - prosegue il giudice -, il 26enne viene ritenuto non idoneo al cpr a fronte di una possibile infezione da scabbia e di una condizione di fragilità legata all’abuso di alcol e stupefacenti. Tuttavia la scabbia viene smentita dalle analisi. E in quanto alla fragilità, è il 26enne - da 10 anni in Italia - ad avere scelto di non sottoporsi ad alcun programma di disintossicazione: tale situazione non può insomma per il gip essere considerata ostativa all’accompagnamento al cpr. Il certificato di non idoneità va cioè considerato un falso ideologico. Il 26enne già il 30 ottobre 2024 era stato sottoposto a valutazione per il crp: e anche in quella occasione aveva incassato un giudizio di non idoneità nonostante le analisi non avessero evidenziato criticità: anche qui il certificato è stato bollato come falso.

L’altro caso che ha fatto breccia nella cronaca locale, è quello del 25enne di origine senegalese bloccato il 21 gennaio scorso con l’accusa di avere palpeggiato sette donne - quasi tutte lavoratrici - tra la stazione ferroviaria e la biblioteca Classense. Peraltro dopo uno degli episodi contestati, era stato rintracciato e accompagnato in questura per le procedure di rimpatrio: ma gli agenti non avevano potuto scortarlo al cpr in quanto ritenuto non idoneo al termine della visita. Per la precisione il giovane viene accompagnato in ospedale il 12 gennaio. In questo caso il gip rileva che in effetti il giudizio di non idoneità è giustificato da un richiamo alla visita psichiatrica e dall’anamnesi che evidenzia una vulnerabilità a causa di una psicosi, sebbene in remissione (nel dicembre 2025 il 25enne era stato pure ricoverato in psichiatria). Quindi il reato di falso ideologico qui è stato escluso.

Discorso differente per l’irregolare visitato il 10 luglio 2025 in seguito a un arresto: il gip definisce come indubbia la falsità del certificato di non idoneità al cpr visto che la dottoressa che lo ha compilato ha attestato una malattia polmonare cronica che non ha trovato riscontro negli esami clinici. Una falsità nella diagnosi che per il gip emerge anche dalle analisi a cui lo straniero viene sottoposto il 2 dicembre 2025 e il 2 gennaio scorso dopo altrettanti arresti. Il giudice ha fatto qui presente che la falsa attestazione non viene meno solo perché una malattia viene indicata come sospetta: il compito del medico è proprio quello di accertare le reali condizioni del paziente. Viene inoltre sconfessato quanto lamentato da alcune dottoresse: il poco tempo a disposizione. Il gip ha infatti sottolineato che non esiste un termine per la visita. E anche l’espressione "fragilità clinica" è un falso se non viene corredata da alcuna indicazione. Tra i certificati, figurano pure pareri che ribaltano le valutazioni fatte in Psichiatria: è il caso ad esempio di una visita del 3 dicembre scorso. Da ultimo, il caso di un irregolare giudicato non idoneo ma che si era rifiutato di sottoporsi a visita: per il gip un "falso innocuo".

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