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Certificati anti-rimpatrio, l’indagine si allarga e giovedì 12 marzo l’interrogatorio di garanzia

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10.03.2026

Una visita medica a un immigrato in una foto di repertorio

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Ravenna, 10 marzo 2026 – Non solo il falso ideologico continuato. Ma dalle carte che i pm hanno messo a disposizione delle difese, si capisce che gli otto medici del reparto delle Malattie Infettive coinvolti nell’inchiesta sui cosiddetti certificati anti-rimpatrio, sono indagati anche per interruzione di pubblico servizio. Tale ipotesi accusatoria è legata all’avere - sempre secondo la procura - impedito di dare corso all’accompagnamento ai cpr di diversi stranieri irregolari - e dunque la successiva espulsione - grazie appunto a certificati ritenuti falsi e compilati per ragioni ideologiche e aprioristiche.

Oggi l’udienza di riesame sulla richiesta di dissequestro del materiale sequestrato

Intanto oggi è in calendario l’udienza di riesame fissata in ragione della richiesta delle difese degli otto di dissequestro del materiale acquisito dalla polizia durante la perquisizione del 12 febbraio scorso: dentro ci sono un computer aziendale; il cellulare di una delle dottoresse indagate la quale in quel momento si trovava all’estero; e i filmati delle chat contenute nei telefonini degli altri indagati. La difese avranno la possibilità di argomentare in aula la loro richiesta ma anche quella di rinunciare al riesame (alcuni avvocati lo hanno già fatto): nel caso, il passaggio servirà solo a prendere visione del nuovo materiale messo a disposizione dalla procura: anche se, a una prima analisi, non appaiono esserci elementi nuovi rispetto a quanto depositato davanti al giudice per la richiesta di interdizione per un anno dalla professione degli otto indagati.

Interrogatorio di garanzia davanti al gip

Su quest’ultimo fronte, l’interrogatorio di garanzia si terrà giovedì davanti al gip Federica Lipovscek. A quel punto il giudice dovrà decidere se dare corso o meno alla richiesta dell’accusa.

L’analisi delle chat 

In quanto all’inchiesta della polizia coordinata dai pm Daniele Barberini e Angela Scorza, naturalmente prosegue: probabilmente con l’analisi di quella parte di chat sequestrate il 12 febbraio e non ancora disvelate. La lettura di quel materiale ora in chiaro per le difese, lascia invece intuire la possibilità che l’inchiesta si allarghi ad altri ospedali. Lo si capisce in particolare da alcuni dialoghi intercorsi tra taluni degli otto medici ravennati indagati e una sorta di referente: si tratta di un infettivologo ora in servizio a Milano.

I dialoghi tra gli 8 indagati e l’infettivologo di Milano attivo nella Simm

Diverse le informazioni che si trovano in Rete sul suo conto: medico umanitario, attivista nella rete ’Mai più Lager – no cpr’, per diversi anni in Medici Senza Frontiere, impegnato con altre ong e anche con l’Oms in Africa. E attivo nella Simm, la società italiana di medicina delle migrazioni. Al momento non è stato raggiunto da nessun avviso di garanzia. Ma nelle chat ravennati la sua voce appare rivestire un ruolo di un certo rilievo: «Bene! Gli facciamo il culo a questi maledetti sbirri», dice a una collega delle Malattie Infettive per esprimerle soddisfazione di fronte ad altri certificati di non idoneità ai cpr, i centri di permanenza per i rimpatri.

E soprattutto c’è questa chat: «Se vi va, mandatemi copia delle certificazioni che sto tenendo una mappatura». Mappatura rispetto a cosa? Ovvero ci sono altre città, oltre a Ravenna, nei cui ospedali si potrebbe essere fatto largo un sistema che, in chiave accusatoria, potrebbe essere sovrapposto a quello che vede ora indagati 8 degli 11 camici bianchi delle Malattie Infettive del Santa Maria delle Croci? È inevitabile che pure gli investigatori della squadra Mobile possano avere pensato all’esistenza di un tale scenario e alla sua applicazione pure in altri nosocomi dello Stivale. Ammesso - ma non concesso - che vi siano approfondimento in tal senso, la competenza spetterebbe naturalmente alle magistrature di quel dato territorio.

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© il Resto del Carlino