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Agretti sorride in Florida. “Maglia azzurra, un sogno. Negli Stati Uniti mi sento nel Paese dei Balocchi”

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27.02.2026

Filippo Agretti è nato a Bologna: in questi giorni e negli Usa con la maglia della Nazionale italiana

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Dalla Virtus alla Fortitudo, ma senza tradimenti. E ancora un inizio alla Sinner, salvo poi diventare un punto di forza al Gianni Falchi. Stiamo parlando di Filippo ‘Pippo’ Agretti, bolognese, classe 1995, in questi giorni è negli States, con la maglia della Nazionale. Amichevoli, test, approfondimenti. Anche se, per dirla tutta, Filippo in questa collocazione sembra quasi un bambino in viaggio a Disney World.

Filippo, com’è stato il primo approccio con il baseball?

"Beh, per dirla tutta, in realtà giocavo a tennis".

"No, direi proprio che non è così. Perché non ero fortissimo. Giocavo alla Virtus Tenni. Un anno, nell’ambito delle Bologniadi, ci fecero fare alcune prove con il baseball. La Virtus aveva anche un sezione del batti e corri. Ma…".

"Abitavo vicino a Casteldebole. Fu facile finire nel mondo Fortitudo".

Dalla V nera all’Aquila…

"Premessa, non ho mai avuto una particolare predisposizione per i canestri. Per cui il salto non l’ho sentito. Ma papà Enrico e mamma Michela, che avevano avuto esperienze Virtus, tra atletica e tennis rimasero di sasso. In testa avevo il cappellino con la ‘Effe’. La presenza di una pallina, in mezzo al simbolo, rese meno choccante il momento".

Lei gioca a baseball…

Ma non girano tanti soldi.

"Impiegato in una società di assicurazioni. Impiegato part time. Per continuare a giocare".

Il baseball rende ricchi?

"Soddisfazioni morali tante, economiche direi proprio no".

"Mi sto giocando le ferie. Per fortuna il titolare è un appassionato di baseball. Ma con le ferie, purtroppo, sono sempre in rosso".

"Bella avventura. Esperienza straordinaria".

Come se fosse a Disney World?

"Lo ammetto, sono come un bambino alle prese con il Paese dei Balocchi".

Gli States, la Florida…

"Strutture al top, ambiente fantastico, La possibilità di confrontarmi con allenatori del calibro di Posada e Cervelli. Tutti aspetti che mi permetteranno di migliorarmi".

Lei non è più un bambino, avendo compiuto i 30 anni. Si può migliorare ancora?

"Sempre, dal punto di vista tecnico, dal punto di vista del gioco. Dal punto di vista mentale".

Obiettivi con gli azzurri?

"Beh, intanto l’Harleem Week, poi ci saranno le qualificazione al Premier 12 in autunno. Poi ci sarà il torneo vero e proprio, in caso di qualificazione, l’anno dopo. Appuntamento importante perché si cominceranno ad assegnare i primi pass per i Giochi di Los Angeles 2028".

"Le ambizioni restano. Ci sono stati innesti importanti e sono convinto che altri ce ne saranno nel corso della stagione".

"Migliorarci. Lo scorso anno siamo arrivati in semifinale. La Fortitudo non può non avere ambizioni più alte. Uscire in semifinale non può essere il nostro target. L’anno scorso qualche passaggio a vuoto".

L’infortunio di Liberatore.

"Sì, è pesato. Anche se Gamberini è andato benissimo come ricevitore. Ma siamo arrivati corti. E poi…".

"Quest’anno è arrivato Celli. Sono convinto che ci potrà dare tanto. La Fortitudo comunque è speciale".

"Perché negli anni ha saputo mantenere un nucleo italiano di grande spessore. Ma non solo, Siamo un bel gruppo, siamo molto legati. Legati in campo e fuori. E quindi proprio per questo motivo possiamo toglierci tante soddisfazioni. Ora però…".

"Mi aspetta il Paese dei Balocchi. Giocare a baseball, nella terra dove questo sport ha la massima diffusione, è davvero speciale. Mi sto giocando un bel po’ di ferie anche per il 2026. Ma venire negli Stati Uniti, con la maglia azzurra, fa parte di quell’aspetto che dicevamo prima. Di uno sport che in Italia non dà molto dal punto di vista economico. Ma regala emozioni che non hanno prezzo".

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