Fiori e lumini nel tunnel dell’omicidio: i colleghi omaggiano Marco Cossi
Il mazzo di fiori è arrivato mercoledì mattina, portato dai colleghi della Plurima di Veggiano, la società di trasporti ospedalieri dove Marco Cossi lavorava come autista. Lo hanno posato con cura sull’asfalto del tunnel di via Isonzo, lì dove la sua vita si è spezzata. Colori vivi, quasi a voler contrastare il grigio di quel punto diventato in poche ore un luogo di memoria. Accanto, un collage di fotografie e un saluto semplice: “Ciao Marcone”. Poco più in là, i lumini accesi il giorno prima continuano a bruciare piano. Segni diversi, lo stesso bisogno di fermarsi, di lasciare qualcosa, di rendere visibile un dolore che fatica ancora a trovare parole.
Al Centralino, sotto casa, Marco era una presenza quotidiana. «Sempre gentile, sempre educato», raccontano i titolari Angela e Luigi. «Non l’abbiamo mai visto bere alcolici, prendeva cappuccino e acqua frizzante». Ma sono i dettagli a restare. «Per la mamma portava sempre su qualcosa: un cappuccino, un krapfen. Non mancava mai».
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