La voce dei ragazzi bloccati a Gaza e che aspettano di studiare alla Statale di Milano: “La guerra ci ha tolto l’università, ora non strappateci questo sogno”
Mahmoud Al-Shantti nella Striscia di Gaza in attesa di tornare a studiare
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Milano, 24 febbraio 2026 – “L’attesa è estenuante, la situazione a Gaza è estremamente difficile, ma cerco di proteggere il mio sogno”: Alaa Al-Zebda è tra i dieci studenti della Statale di Milano rimasti bloccati: hanno saputo a ottobre di avere vinto la borsa di studio Iupals (Italian Universities for Palestinian Students), promossa dalla Crui, ma attendono da allora di potere raggiungere Milano e i compagni gazawi che sono riusciti a evacuare tra ottobre e novembre e che stanno frequentando le lezioni. "In 21 sono riusciti a uscire durante la guerra. Nonostante si parli di “tregua“ e di “Board of Peace“ il corridoio si è interrotto da mesi e non sono stati aperti altri valichi per loro”, scuote la testa il professore Stefano Simonetta, prorettore al Diritto allo studio della Statale, che era andato ad accogliere i primi due gruppi in Giordania per accompagnarli a Milano e che è in contatto, giorno dopo giorno, con i dieci gazawi.
“Ci occupiamo noi del trasferimento”
L’università milanese aveva partecipato al programma Iupals, lanciato dalla Conferenza dei rettori italiani insieme ai ministeri: "All’inizio avevamo aperto 10 borse di studio, ma abbiamo ricevuto 670 domande. Gli idonei, con profili molto alti, erano 70. Come Statale abbiamo deciso di finanziare altre borse, arrivando a 31”. spiega il prorettore. Il primo volo di Stato è partito ad ottobre. Per il secondo gruppo gli atenei hanno coperto i costi dei voli. "E siamo pronti a occuparci anche del trasferimento da Gaza, come ci è stato preannunciato: è l’ultimo dei problemi per noi. Ci hanno detto che la Farnesina sta lavorando per aprire nuovi corridoi, speriamo che la situazione si sblocchi al più presto – continua Simonetta –. Dobbiamo fare in modo che arrivino entro il secondo semestre di quest’anno accademico per il quale hanno vinto la borsa di studio altrimenti dovremo rifare tutto. E non possiamo permetterlo: per questi ragazzi sarebbe un disastro”.
Alaa Al-Zebda sognava di diventare medico fin da piccola. Si era chiusa alle spalle le porte del liceo nel 2023, guardava al futuro: “Purtroppo la guerra ha interrotto tutto: la mia università è stata distrutta, il percorso che avevo pianificato per la mia vita è svanito – racconta –. Sono stata costretta ad affrontare lo sfollamento, la paura: ho perso i miei parenti, la casa”. Ogni volta che trovava un riparo era costretta a scappare. Così per 14 volte. Poi uno spiraglio (ha vinto la borsa di studio Iupals per studiare medicina alla Statale), l’attesa infinita, i tentativi di evacuazione falliti. "A Gaza la situazione è ancora complicata – spiega Alaa –: l’elettricità è irregolare, l’accesso a internet è debole e persino l’acqua non è sempre disponibile. Ma cerco di pensare che questa situazione è temporanea e che un giorno tornerò a studiare medicina e a servire le persone attraverso la mia professione, anche se abbiamo già perso il primo semestre”.
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Il caso di Mohammed Elyazji
Mohammed Elyazji, 20 anni, aveva già vinto una borsa di studio per studiare all’estero prima della guerra. Quando i valichi sono stati chiusi è sfumata la prima opportunità. Poi ha visto morire il papà, sua sorella, è rimasto intrappolato per 27 giorni in casa, a Gaza City, senza elettricità, senza acqua a sufficienza, senza cibo e con i carri armati fuori. Ha visto uccidere il suo vicino, è sopravvissuto agli spari. Non si è arreso. Ha cercato di costruirsi una seconda possibilità e poi una terza, e una quarta. È stato ammesso più volte da atenei all’estero, ma non è ancora riuscito a lasciare Gaza: valichi chiusi, borse di studio annullate. Fino al programma Iupals che prevede corridoi universitari per l’evacuazione. Ma sono passati mesi. “Ho fatto tutto quello che mi è stato chiesto – sottolinea Mohammed –. Sono stato selezionato. Sono stato ammesso. Ciò che mi separa dal mio futuro non è il merito, ma l’accesso. Non aspetto una nuova opportunità. Aspetto di accedere all’opportunità che mi sono già guadagnato".
La storia di Mahmoud Al-Shantti
Mahmoud Al-Shantti ha sempre amato ingegneria e informatica, andava benissimo in matematica: ha iniziato a studiare Ingegneria del Software all’Università di Al-Azhar a Gaza. “Poi è iniziata la guerra – racconta –. La nostra casa è stata distrutta e la mia famiglia è stata costretta a lasciare casa cinque volte. Per un periodo ho lavorato per aiutare la mia famiglia a sopravvivere e di notte cercavo un accesso a internet solo per continuare a imparare e rimanere in contatto con il mondo". Non si è arreso all’idea di vedere finire in macerie pure il suo sogno. “Ho contattato diverse università in Europa, ho fatto domanda all’Università degli Studi di Milano. Il 16 ottobre è arrivata la mail: il mio cuore batteva forte, non è solo un’opportunità accademica, ma una vita nuova. Sono profondamente grato all’università, ai professori e a quanti continuano a sostenerci. Spero che la nostra voce possa raggiungere le autorità competenti” per sbloccare, finalmente, la situazione.
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