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La storia di Tommy: ora lavora nel centro Tog, dove ha iniziato le terapie quando aveva solo 6 anni

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12.03.2026

Al lavoro alla reception

Per approfondire:

Articolo: "Noi ci siamo rivolti a 13 strutture. Nessuno ha aperto la porta a Pietro"Articolo: Tommy, il ragazzino con autismo grave rifiutato da 31 scuole di Milano. Il ministero: “Risulta che due scuole abbiano accettato”Articolo: Tommaso Di Pilato, campione nella vita: “Per me la disabilità non è un limite”

Milano – Quello che è sempre stato il posto delle terapie e delle cure riabilitative, oggi è il suo posto di lavoro. "Mi fa un po’ strano essere dall’altra parte", ammette lui sorridendo. La prima volta che ha varcato quella soglia era soltanto un bambino, aveva appena 6 anni. Oggi ne ha 20. E, prendendo in prestito le sue parole, rispetto a quel giorno di 14 anni fa, sta davvero "dall’altra parte", sta letteralmente "dall’altra parte": oggi accoglie, assiste e orienta tutti coloro che varcano la soglia d’ingresso. Tommaso, questo il suo nome, lavora alla reception del centro Tog. "Accolgo le persone, chiedo che compilino i moduli del caso, inserisco i dati nel computer – spiega –. Quando mi hanno detto che c’era questa possibilità di lavoro, ero troppo felice". È nato con una sindrome genetica rara, da qui la necessità di seguire terapie di potenziamento cognitivo, una necessità che lo ha portato ad entrare e a frequentare senza interruzioni il centro Tog.

Il percorso

Il suo percorso alla scoperta delle sue possibilità e delle sue autonomie ha ora tagliato un primo, importante traguardo proprio dove era iniziato. "Lavoro tutti i giorni", fa sapere. E come ogni lavoratore che si rispetti il giorno che sopporta di meno è il lunedì, soprattutto i lunedì che cadono dopo un derby andato male per la sua Inter: "Qui sono tutti milanisti", dice con rammarico. Un’affermazione che, però, innesca qualche distinguo, qualche obiezione. Quello sul quale tutti concordano, invece, è che Tommaso, anzi Tommy, "è il jolly del centro Tog" per via della sua naturale propensione non solo per lo sport guardato e tifato, ma soprattutto per lo sport praticato: "Vado avanti e indietro per tutti, tanto sono allenato. Gioco a tennis, vado in bici nel weekend e sugli sci". Ha fatto anche il tedoforo per le Paralimpiadi. "Quando c’è qualcosa di fisico, chiamiamo Tommy" confessano Marina Guarneri, la sua tutor aziendale, Paola Melchiori, terapista cognitiva, Chiara Nizzola e Veronica Valenti, responsabili raccolta fondi e comuncazione di Tog.

Oggi sta alla reception di Tog, che nel 2026 brinda ai suoi 15 anni d’attività "Strano stare dall’altra parte, ma è un’occasione che mi rende troppo felice".

Tog quest’anno festeggia 15 anni di impegno

Tommy lavora alla reception da novembre: è allora che è iniziato il tirocinio. La sua strada e quella di Tog si sono incrociate quando entrambe erano al principio: come detto, Tommy lo frequenta da 14 anni, mentre il centro ne compie 15 proprio nel 2026. La prima sede era in viale Romolo, nel 2023 il trasferimento nella sede attuale, più grande, in via Livigno. Un anno più tardi, nel 2024, l’attivazione del Servizio Lavoro di Tog, ulteriore estensione di una mission che ha il suo epicentro nella riabilitatazione attraverso la terapia neurocognitiva, la logopedia e la fisioterapia, la psicologia, la musicoterapia e l’idrochinesiterapia. Senza dimenticare i laboratori, a partire dal Fab Lab, nato per realizzare internamente ausili per la disabilità e oggi utilizzato per creare prodotti di design da vendere per raccogliere fondi da devolvere al centro: le terapie sono garantite gratuitamente. Il focus è aiutare, in particolare, i bambini e i ragazzi che nascono con lesioni cerebrali e malatte genetiche rare a scoprire, potenziare ed esprimere le proprie possibilità, senza mai perdere contatto con i contesti della quotidianità, coordinandosi sempre con essi, facendo rete, a partire dalla scuola. È il caso di Tommy, che ha frequentato un Istituto tecnico commerciale, oltre al centro Tog, seguendo un percorso di acquisizione di competenze costruito insieme dalla scuola, dal centro e dalla famiglia, fino al conseguimento del diploma.

In campo 

Ma è il caso di tutti gli oltre 120 bambini e ragazzi seguiti dallo staff di Tog. "Noi – sottolinea Melchiori – li seguiamo tutti sia in terapia sia nei vari cicli scolastici, li incoraggiamo a lavorare sia da soli sia in gruppo in modo che sperimentino la mediazione e la condivisione degli obiettivi, come arrivare insieme a risolvere i problemi: una carta a loro favore perché imparano a gestire più situazioni in diversi modi, con flessibilità". "I nostri percorsi sono lunghi, la presa in carico abbraccia tutta l’età evolutiva" spiega Guarneri. Ogni bambino, ogni ragazzo, un percorso: "Terapie mirate, personalizzate". Il pezzo che fino al 2024 mancava era quello dell’inserimento lavorativo: "Spesso dopo la scuola dell’obbligo, dopo i 18 anni, per i ragazzi si apre il vuoto. Quindi ci siamo posti il tema del futuro e l’apertura del nuovo centro, con spazi più grandi, ci ha dato la possibilità di affrontarlo" fa sapere Nizzola. Infine la ricerca, perché, come sottolinea Antonia Madella Noja, segretaria generale della Fondazione Tog, in via Livigno si fa anche questo. "Collaboriamo con il Politecnico per misurare il benessere restituito ai bambini da alcune nostre attività, quelle in acqua ad esempio".

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